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Politica
L’ANALISI

I 100 giorni difficili di Lo Russo: dagli hacker ai morti sul lavoro

I primi mesi della nuova amministrazione: tanto studio, ma ancora pochi fatti

Cento giorni. Tanti ne sono passati da quando Stefano Lo Russo ha battuto al ballottaggio l’imprenditore del vino, Paolo Damilano. Poco più di tre mesi, da quella remuntada clamorosa in cui ben pochi credevano (soprattutto tra le fila del Pd), che si è lasciata alle spalle l’eco delle urne semi vuote, con un tasso di astensione del 57,87%. Un’enormità, fatta di anni di promesse non mantenute e di incuria. Basti pensare ai mesi di attesa per ottenere il rinnovo della carta d’identità o ai crateri (non semplici buche, ma vere e proprie voragini) che si trovano davanti i pazienti del San Giovanni Bosco. Ebbene, ora tocca al professore del Politecnico invertire la rotta e per farlo ha a disposizione un portafogli mai visto prima, quello dei fondi del Pnrr. Cosa aspetta?

È il momento del fare, ma Lo Russo sembra arroccato a Palazzo Civico. Nei suoi primi cento giorni, termine artificioso ma utile per monitorare i progressi di una nuova amministrazione, il sindaco ci aveva confidato che avrebbe voluto rivoluzionare la macchina comunale: «Svecchiare la dirigenza, assumere e riorganizzare». I maxi concorsi non sono ancora partiti, ma sempre più servizi appaiono in sofferenza. Nel frattempo, la giunta si è tinta di rosa. È donna il segretario generale Rosa Iovinella e pure la vicesindaca, Michela Favaro. Così come la presidente della Sala Rossa Maria Grazia Grippo e la sua vice Cioria. Anche l’ultima arrivata, la manager Alessandra Cimadom, nuovo direttore generale dell’Ente, è del gentil sesso. Un cambio di passo importante, che pure non si riflette direttamente sui cittadini, che continuano invece a passare ore in coda all’anagrafe centrale, nonostante la promessa di un nuovo “Piano”. Restano chiusi anche gli sportelli a Falchera, la cui riapertura era stata una priorità durante le campagna elettorale. A proposito di promesse, appare mantenuto l’impegno ad aumentare le risorse per i lavori di manutenzione stradale, che sono passati da 800mila euro a un milione e mezzo circa. Un primo passo, ma non ancora sufficiente per sopperire a oltre vent’anni di tagli. All’inizio del mandato poi non sono mancati gli imprevisti: dall’attacco hacker ai computer di Palazzo Civico e della polizia municipale, all’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli e le sue esternazioni contro le forze dell’ordine. Poi via Genova. La tragedia di tre ragazzi morti nel crollo della gru, destinata a segnare la storia di una città fin troppo abituata a piangere i morti sul lavoro. E quel disagio sociale che cresce e cresce e non si limita solo ai più giovani.

Parlando di eventi invece, la prima edizione delle Atp Finals di tennis non ha scaldato il cuore quanto ci si sarebbe aspettato. Lo sa bene Lo Russo, che si è tenuto cautamente alla larga. Vedremo l’anno prossimo. Rimandato anche il giudizio su Natale e Capodanno. Il 2021 infatti ha visto sparire i mercatini. A dominare la scena è stato “Zerbino”, l’albero horribilis di piazza Vittorio di cui questa giunta rigetta ogni paternità. «Lo hanno scelto i Cinque Stelle». E che fine hanno fatto i grillini? Di loro resta solo il ricordo nelle fioriere che delimitano il traffico e nei pois delle aree pedonali, che riaffiorano a tradimento dall’asfalto. In Sala Rossa sono rappresentati da uno sparuto numero di consiglieri, tra cui l’ex candidata sindaca Valentina Sganga. Latita Chiara Appendino, la cui fotografia è comparsa appesa in Sala dell’Orologio, dove generalmente si riuniscono i consiglieri. Sorride l’ex sindaca, a fianco del rivale Piero Fassino, ma il suo destino sembra oramai molto lontano da Torino.

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