WhatsApp Image 2021-02-11 at 20.06.14
Cronaca
SAUZE DI CESANA

«Ho cercato di tenerlo con me». Un brindisi saluta Cala Cimenti

Ieri i funerali dei due scialpinisti travolti e uccisi da una valanga

Quasi come una festa. Così come avrebbe voluto Cala Cimenti, il suo funerale è stato l’occasione per un brindisi tra chi gli voleva bene: sua moglie, sua figlia, i suoi amici, i tanti che lo amavano e che ieri si sono arrampicati fino alla chiesetta di San Restituto a Sauze di Cesana, tra quelle montagne che adorava e a poca distanza da dove ha perso la vita, travolto da una valanga che non ha lasciato scampo a lui e al suo amico Patrick Negro.

Ieri è stato il giorno del lungo addio ai due scialpinisti, la cui fine ha sconvolto un’intera valle. Al mattino, a Pomaretto, davanti all’ospedale Valdese, il funerale a Negro, alla presenza della moglie Sabrina e dei figli Alain e Stephan. Poi, all’ora di pranzo, un momento di raccoglimento pubblico a Pragelato, luogo di origine di entrambi gli scialpinisti, a cui hanno partecipato il sindaco Giorgio Merlo e il sindaco di Sestriere, Gianni Poncet. «Da oggi il nostro Paese è più povero» ha detto Merlo, mentre Poncet ha ricordato i momenti condivisi con Patrick Negro, che lavorava per Sestrieres Spa ed era un ex volontario del soccorso alpino: «Sestriere e il mondo della Montagna perdono veramente una grande persona» ha detto.

Poi, alle 15, il momento più partecipato e commovente: i funerali di Cala Cimenti, l’eroe del Nanga Parbat e “star” dello scialpinismo. La piccola Sauze di Cesana fin dalla tarda mattinata si è riempita di persone accorse da ogni dove per salutare l’uomo che con le sue imprese ha avvicinato in tanti alla montagna. E la moglie Erika Siffredi ha mantenuto fede alla promessa fatta il giorno prima, quando sui social aveva invitato tutti a portarsi una birra per salutare il suo amato Carloalberto “Cala” con un brindisi dopo la cerimonia proprio «come avrebbe voluto lui». Un brindisi intorno alla bara di legno chiaro su cui sono stati poggiati i simboli della sua amata montagna: bacche, rami di pino e fiori. Tutto mentre in cielo scivolavano silenziosi tre parapendii, l’ultima delle tante passioni estreme di Cala Cimenti che dopo aver conquistato le vette delle montagne più alte del mondo aveva cominciato a guardare ancora più su, verso il cielo. «Ho provato a tenerlo stretto a me – ha detto Erika -. È andato via, ma l’ho amato tanto».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo