Ha ragione l’attaccapanni

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Dopo la festa per le Olimpiadi 2026 a Milano e Cortina, e le geremiadi per la presunta occasione persa da Torino, spezzo una lancia per la gruccia pentastellata, alla quale non dissero al momento di decidere chi avrebbe pagato (e quanto) per le spese. Inoltre, fare le Olimpiadi in tre (accontentandoci di qualche garetta collaterale e litigando sui rimborsi) avrebbe diluito anche il ritorno d’immagine. Non è facile timonare una grande città, specie col debito pazzesco ereditato dai fanfaroni rossi. Torino è la città più indebitata d’Italia, e la botta decisiva glie l’hanno data proprio le Olimpiadi, con un buco di 3 miliardi. Anche la nostra Regione è la seconda più indebitata d’Italia, dopo il Lazio. Dice: ma la città dopo il 2006 ha fatto un balzo in avanti. Ma quale balzo? I visitatori sono sempre quelli. Le Olimpiadi non portano più turisti: sia a Londra che a Pechino l’afflusso di visitatori nell’anno olimpico è risultato inferiore a quello dell’anno precedente. Calgary, dopo un leggero incremento a ridosso delle Olimpiadi invernali del 1988, è tornata ai livelli precedenti. E poi tutte le cose per cui vengono i turisti (bellezze, monumenti, musei) c’erano già prima del 2006. Basta promuoverli. Delle Olimpiadi ci rimangono l’arco olimpico (che arrugginisce con la passerella chiusa), il Villaggio (diventato un ghetto per clandestini), l’Oval e il Palaisozaki (che sono in passivo e sopravvivono di sporadiche mostre e concerti) e lo scempio dei trampolini e della pista di bob abbandonati. In più, a causa del debito, strade rotte, barboni di casa sotto i portici, erbacce alte nei giardini. Bella roba. Dite quel che volete, ma per me la gruccia ha fatto bene.

collino@cronacaqui.it

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