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Gulag e lager

Odio la pubblicità, pur essendo consapevole della sua indispensabilità. Appena arriva sul teleschermo, fastidiosa, parlandomi di assorbenti con le ali durante le scene commoventi di un film, mi difendo cambiando canale. Il guaio è che le emittenti lo sanno, e si difendono sincronizzando le face pubblicitarie, in modo da fregare chi scappa, come me. Ma il rimedio c’è: scegliere Rai Storia, che non ha pubblicità, e lasciarlo lì attivo, preselezionato, per saltarci sopra col tasto “torna” del telecomando. Rai Storia è un canale magnifico, utile a ripassare la storia di personaggi, epoche e paesi lontani e poco studiati a scuola: le scoperte archeologiche, le grandi nazioni asiatiche, le civiltà precolombiane, i Vikinghi, eccetera. Purtroppo l’occasione di un nuovo canale senza pubblicità tutto dedicato alla storia era troppo ghiotta perché questo spazio non finisse occupato dalla sinistra, che la storia vuole controllarla da sempre. Le giubbe rosse, capitanate dall’ex militante sessantottino di Potere Operaio Paolo Mieli, hanno militarmente occupato il canale, dove ti tocca sorbirti in continuazione pipponi antifascisti, filmati sulle malefatte nazifasciste e documentari laudativi della resistenza. Ma l’altro ieri alle 23, sorpresa: un documentario sui Gulag. Il primo che vedo in 70 anni. Ben fatto, se si pensa alla scarsità di filmati, foto e documenti lasciati filtrare dalla Russia comunista su quel fenomeno, nonostante sia durato ben più dei lager (dai primi anni 30 agli ultimi 70 del ‘900). Un fenomeno sempre negato dai compagni fino alla pubblicazione dei libri di Solgenitsin. Era ora! Sarà merito della Meloni, della serie “diamole un contentino prima che ci cambi il menu”? Vedremo.

collino@cronacaqui.it

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