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Cronaca
L’ACCOGLIENZA

Guerra in Ucraina, 50mila sfollati in Piemonte

La Regione “conserva” 150mila dosi di vaccino anti Covid per chi arriva sul nostro territorio

Potrebbero essere 50mila gli sfollati che arriveranno in Piemonte, in fuga dalla guerra in Ucraina. È una cifra di cui nessuno parla apertamente, ma che si può desumere dalla scorta prudenziale di vaccini anti Covid messa “in magazzino” dalla Regione Piemonte, che parla di «150 mila dosi da avere pronte per l’emergenza profughi». Se si considera che ogni sfollato debba ricevere tre dosi di siero, il conto è presto fatto. Certo è possibile che la Regione abbia fatto una stima al rialzo, per essere certa di non rimanere sfornita di fronte all’arrivo dei migranti, che sta prendendo forma in questi giorni.

Intanto i primi bambini ucraini malati oncologici si sono sistemati al Regina Margherita. «Stanno tutti meglio, sono più sereni, li monitoriamo con un grande lavoro degli psicologi e presto inizieranno le cure». Fanno bene al cuore le parole della dottoressa Franca Fagioli, direttrice dell’ospedale infantile che ha accolto i primi 13 bimbi in fuga dalla guerra, trasportati dalla Romania nel volo organizzato dalla Regione Piemonte. Ieri sera poi, di fronte ai cancelli della scuola media Dante Alighieri di Volpiano, sono arrivati altri 60 sfollati. Si tratta per lo più di mamme con bambini caricati su un autobus e alcuni pulmini a Przemysl, al confine polacco, grazie alla missione umanitaria organizzata da Arca Solidale su richiesta del console onorario dell’Ucraina a Torino, Dario ArrigottiAd attenderli, dopo il lungo viaggio di oltre venti ore, c’erano tante famiglie del Canavese che hanno deciso di spalancare le porte delle loro case a queste persone fuggite dall’inferno. Negli sguardi dei piccoli e delle loro mamme si leggeva un senso di smarrimento per aver dovuto lasciare in fretta e furia la loro vita, i loro papà, i mariti, gli affetti di sempre. Chi ha perso un parente, chi un amico. Chi ha un proprio caro al fronte che combatte contro i soldati russi per l’ indipendenza. Negli sguardi di quelle donne e in quelli dei loro bambini però si percepiva anche il sollievo di poter finalmente abbracciare la salvezza, grazie all’azione dei volontari e all’accoglienza delle famiglie piemontesi.

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