croazia (1)
Buonanotte

Grazie del sogno

Tutto il mondo tifava Croazia. Se il tifo è una domanda al fato, una specie di preghiera laica, quello del calcio dev’essere un dio dispettoso, che si è divertito a deludere il mondo e far godere un presidente gerontofilo e spocchioso come Macron, insieme ai suoi narcisissimi sudditi. Di lui è molto meglio, almeno da guardare, la presidentessa croata, la splendida cinquantenne Kolinda Grabar-Kitarovic. Una nazione di 4,2 milioni di abitanti è troppo piccola per ambire a un titolo mondiale di calcio? Nossignore. L’Uruguay ne ha 3,4 e ha vinto 2 titoli mondiali più 15 Coppe America. Sarebbe stata una favola bellissima, se la Croazia avesse vinto. Non c’entra che “sulla carta” fosse favorita la Francia, nelle partite secche, dentro o fuori, può succedere di tutto: è il grande fascino del calcio. Non a caso in Russia sono state eliminate la Germania, campione uscente, il Brasile e l’Argentina, tutte favorite “sulla carta”. Anche analizzando il match, la Croazia ha dominato, giocando con geometria, grinta e continuità. Ha fatto lei la partita pur avendo nelle gambe 90 minuti in più e un giorno di riposo in meno. Ha perso per un autogol casuale, un rigore involontario (non visto dall’arbitro e scovato dalla Var) e due tiri da fuori area, che sono sempre terni al lotto. Neppure imparabili: Handanovic li avrebbe presi. La Francia ha vinto con 9 neri su 11 in formazione, anche se cittadini francesi. In pratica ha vinto l’Africa francese. Che va benissimo, per carità… Però, vuoi mettere una formazione di tutti “ic”? Tutti di stirpe croata? Peccato che non avessero Handanovic. Finisce in “ic” anche lui, ma è sloveno. Un mondiale perso per pochi chilometri.

collino@cronacaqui.it

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