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Il Borghese

Se il governo non dà i soldi…

La buona notizia è che ci sono i soldi per evitare che la gente scenda in strada per reclamare pane e companatico. Quattro milioni e 600mila euro liquidi dovrebbero garantire un po’ di fiato soprattutto alle fasce più deboli, ricordandoci tutti che, nonostante le chiacchiere sono ancora in tanti a lavorare in nero, ad accontentarsi di piccoli traffici e migliaia le famiglie che vivono sul filo della povertà. Quel limbo in cui, se mancano pochi euro, si rischia la fame più nera. Con le conseguenze del caso. Spetta al Comune dividere pane e pesci e ci dovrà pensare alla svelta la sindaca Appendino. La cattiva notizia, invece, risiede là dove, fino a qualche settimana fa, si faceva impresa. Dietro quelle saracinesche abbassate, nei negozi e nei ristoranti chiusi, nelle botteghe artigiane, nelle boite che sono sempre state il cuore pulsante della nostra economia. Un sondaggio avviato su richiesta della Confesercenti stima che il 44 per cento di queste realtà possa non rimettersi in gioco. Chiudere, liquidare l’attività, lasciare a casa il personale. Un’ecatombe, se questa proiezione si avverasse anche senza sfiorare questa soglia. Non c’è un calcolo neppure abborracciato che possa quantificare la perdita per il nostro tessuto economico. O forse lo si tace per scaramanzia. Piuttosto c’è la necessità di trovare la strategia giusta per evitare il peggio. Che, più o meno, ricalca la ricetta Draghi e che dipenderà dai prossimi decreti del governo: la sospensione dei mutui, l’attivazione della cassa integrazione in deroga e la semplificazione delle vie di accesso al credito. Ma subito, prima che alle scadenze di marzo (oggi!) si sommino quelle di aprile. E non basta: occorre che i Comuni blocchino, meglio dimentichino, tutte le gabelle che incidono su chi ha una porta sulla strada. Basterà? La domanda delle cento pistole, è tutta qui. In una parola.

fossati@cronacaqui.it

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