Glutei simmetrici

Foto d'archivio (Depositphotos)

A furia di cambiare le disposizioni anti virus i nostri governanti, del tutto ignari di cosa significhi lavoro (attività che esige chiarezza e unicità di norme, danaro, strumenti e tempo per attuarle) hanno fatto impazzire prima gli osti, e adesso i presidi. Plexiglas fra i banchi sì, anzi, no. Turni sì, anzi, no. Ma quello che fa ridere è come hanno chiamato la distanza minima necessaria tra avventori nelle piole, o tra alunni nelle aule. Il Comitato Tecnico Scientifico (perché i politici, da soli, non riescono neanche a fare cretinate, hanno bisogno di consulenti anche per quelle) scrive che «il distanziamento fisico (inteso come 1 metro fra le rime buccali), rimane un punto di primaria importanza». Capito? Fra le “rime buccali”. Ho dovuto aprire il Devoto-Oli per apprendere che “rima” vuol dire anche «fenditura, fessura, crepa» e quindi la rima buccale è «l’apertura delimitata dalle labbra a forma di fessura trasversale tra le due guance». Cialtroni. Bastava scrivere “distanza fra le bocche”, tutti avrebbero capito. Ma loro hanno scritto “rima buccale” per deformazione mentale. La distanza va misurata? Allora occorre precisare da che punto va presa la misura. Per evitare che qualche alunno o avventore beccato a 96 cm invece di 100 scansi la multa infilandosi il metro in bocca e dimostrando che da tonsille a tonsille ci sono ben 108 cm. Nel leggere quel “rima buccale” mi viene voglia di far come Totò: far sedere di fronte a me l’autore di quel testo, fargli mettere la salvietta al collo e poi “dirigergli una violenta deiezione salivare in area orbitale”. E poi dirgli “prendi due glutei simmetrici, allontanati e uniscili”. Insomma, vai a …

collino@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single