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Gli ultimi banchi della Falchera: «Siamo uniti, battiamo la crisi»

In via degli Abeti gli ambulanti sognano la “tassa giornaliera”

Quello di via Abeti è l’ultimo mercato rimasto in Falchera e rappresenta un servizio insostituibile per i residenti del quartiere. Specie per i più anziani che ogni giorno possono fare comodamente acquisti al riparo dalle intemperie sotto la tettoia che contraddistingue quella parte di città dagli anni Settanta a oggi. I banchi rimasti sono pochi, è vero, ma il mix di etnie rende il mercato decisamente variopinto. Italiani, cinesi e magrebini tutti sotto lo stesso tetto per offrire ai clienti frutta e verdura sempre fresca, vestiti e dolciumi. Di fronte inoltre sorge un polo commerciale, con un supermercato, un bar e altri negozi. Ma la concorrenza, a differenza di quanto accade negli altri mercati rionali della città, qui non c’è.

«Siamo tutti uniti per battere la crisi» afferma Angela, nata e cresciuta nel quartiere, tra i banchi fin da quando era bambina. «Mio marito è stato uno dei primi ambulanti della piazza – ricorda – e qui un tempo non c’erano posti vuoti ma venivano a fare acquisti intere famiglie di Falchera e da fuori. Negli ultimi tre anni però – aggiunge – la situazione è precipitata, ma per i vecchi del quartiere questo rimane sempre il loro punto di riferimento principale». Una volta alla settimana c’è il mercato più grande in viale Falchera, «ma qui noi offriamo un servizio ai residenti tutti i giorni, con cortesia, qualità e professionalità. E il Comune – attaccano gli ambulanti – dovrebbe tenere in conto questi aspetti e cercare di venirci incontro, invece se ne disinteressa». Tocca a loro, infatti, fare le pulizie. «È un compito che non ci compete, ma paghiamo lo stesso la Tari». Quali soluzioni adottare dunque per migliorare la situazione? A molti piace l’idea della tassa giornaliera, come antidoto alla crisi. «Ma dovremo pagare il voucher ogni mattina, non come accade ora con la sperimentazione nei mercati di piazza Santa Giulia e di corso Cincinnato, dove i nostri colleghi continuano a versare le imposte con il bollettino ogni due mesi». Infine la tettoia. «Potrebbe essere utilizzata per ospitare qualche evento, com’è già accaduto con le giostre, ma si dovrebbe studiare qualcosa di più congruente con il mercato, che possa attirare clienti e ravvivare questa zona per un periodo di tempo più lungo. Perché ce n’è davvero un gran bisogno».

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