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IL CASO

Gli ospiti sono in calo del 35%: nelle rsa a rischio mille posti

Lo sciopero del personale socio sanitario organizzato dal Cub Piemonte

Dopo le vittime del Covid, nelle rsa piemontesi ora ci sono un migliaio di posti di lavoro a rischio. È quanto emerso dallo sciopero del personale socio sanitario organizzato da Cub Piemonte ieri mattina in piazza Castello per chiedere: l’abolizione dell’obbligatorietà del vaccino e dei “minutaggi” (tempi troppo ridotti per l’assistenza), la stabilizzazione del lavoro e la riapertura del Maria Adelaide.

«A seguito della pandemia, gli ospiti nelle 700 case di riposo presenti in Piemonte si sono ridotti di circa il 35%, questo vuol dire che su 4mila operatori, circa un migliaio ora sono a rischio licenziamento» spiega Massimo Chiesi di Cub Sanità. «Il personale socio sanitario inoltre – aggiunge Chiesi – è sottoposto a carichi di lavoro sempre più estenuanti, per fare un esempio: l’igiene intima dei pazienti deve essere effettuata in appena tre minuti. Le tariffe invece sono ferme a 12 anni fa».

Beatrice e Cristina lavorano in una casa di riposo in corso Lombardia: «Siamo state obbligate a vaccinarci altrimenti ci avrebbero licenziato. Vogliamo essere liberi di scegliere». Un tema, quello del vaccino obbligatorio per la categoria, che non va a genio neppure a Salvatore, infermiere al Mauriziano: «Non c’è nessuna certezza di immunità, molti miei colleghi dopo la vaccinazione sono rimasti di nuovo contagiati e hanno trasmesso il virus in famiglia».

A protestare ieri mattina c’erano anche gli educatori. «Abbiamo stipendi troppo bassi. D’estate, nelle ore buche e quando i bambini sono assenti non veniamo neppure pagati – spiega Silvia, ex educatrice in una materna -. Chiediamo l’internalizzazione del personale socio sanitario nelle scuole». Dello stesso avviso è anche Manuel, 24 anni, fresco di laurea in Scienze dell’educazione: «Ho lavorato in una comunità per minorenni a ritmi di 60 ore settimanali, peccato che la metà non mi siano state retribuite. Siamo qui per chiedere l’abolizione delle “ore passive” dal contratto nazionale come previsto dal diritto europeo».

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