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IL REPORTAGE Viaggio tra le barelle dei pronto soccorso

Gli ospedali al collasso: «A causa dell’influenza mancano i posti letto»

Il direttore del Mauriziano: «La situazione è insostenibile» Scatta il piano d’emergenza della Regione per i ricoveri

Pronto soccorso e ospedali al collasso per l’influenza e il Covid. Tanto da far scattare, da oggi, un vero e proprio piano d’emergenza messo a punto nelle ultime settimane dalla Regione e dall’Azienda Zero insieme con i sindacati dei medici d’urgenza, un piano che prevede di alleggerire il carico dei pazienti chiedendo aiuto alle cliniche private e recuperando letti per anziani e fragili nelle Rsa. Un rimedio d’urgenza per una situazione divenuta preoccupante, soprattutto per quanto riguarda i tempi necessari al ricovero: all’arrivo in pronto soccorso si rischia di dovere attendere fino a cinque giorni, se non una settimana, nell’attesa che si liberi un posto. E non è un caso che, sulla situazione, ci sia una inchiesta aperta in Procura.

Il racconto di prima mano arriva da ogni ospedale, dove si invoca l’aiuto dalla medicina territoriale per evitare gli assalti e in particolare nel fine settimana. Un coro unanime quello dei direttori sanitari che si trovano a dover accogliere un numero sempre maggiore di malati. Anche perché «gli ingressi di chi ha sintomi influenzali sono raddoppiati rispetto a settembre» spiega Fulvio Morello, responsabile del pronto soccorso, area medica, delle Molinette. In cifre, una media di 170 ingressi al giorno, «ma con picchi che arrivano a 220 il lunedì e il venerdì». Quando gli studi dei medici di base sono chiusi.

Per renderci conto della situazione abbiamo fatto un giro al pronto soccorso del Mauriziano. Qui le barelle coi malati sono anche in corridoio. «Abbiamo bisogno di più posti letto perché, a causa dell’influenza, i passaggi sono aumentati di circa il 20%, da 150 a 180 al giorno, e sono soprattutto i reparti di medicina generale e specialistica a essere più pieni» spiega il direttore sanitario del Mauriziano, Maria Carmen Azzolina. «Ogni giorno vengono da noi 45 nuove persone da ricoverare, considerando che abbiamo 420 posti letto in totale e chiaro che la situazione è insostenibile, siamo sovraccaricati di pazienti di bassa e media intensità, molti dei quali potrebbero essere curati altrove» sottolinea il direttore generale del Mauriziano, Maurizio Dall’Acqua.

«Il problema – spiega Dall’Acqua – è che queste persone influenzate rimangono a occupare i posti letto utili a chi ha patologie acute, quando dovrebbe occuparsi di loro la medicina territoriale in strutture esterne come Rsa, Cavs e lungodegenza, che però si trovano tutte fuori Torino. Quindi tutti si riversano al pronto soccorso perché non hanno un’alternativa». «Per contro – aggiunge il direttore generale – molti pazienti che arrivano da fuori città scelgono il Mauriziano perché dà più garanzie, in quanto un ospedale di secondo livello, ma le sindromi influenzali potrebbero essere tranquillamente curate negli ospedali delle altre città di primo livello».

Come detto, a preoccupare è sopratutto il tempo di permanenza nei pronto soccorso, che oscilla dalle 24-48 ore alle Molinette, ma che arriva anche a una settimana al Maria Vittoria, al Martini e al San Giovanni Bosco. Il sovraffollamento «genera inoltre un grande stress per i medici urgentisti che spesso decidono di lasciare gli ospedali pubblici per le cooperative che li pagano il triplo» spiega Dall’Acqua che vede problemi anche in ottica futura: «La popolazione sta invecchiando, è necessario realizzare al più presto le case di comunità e coinvolgere i medici di medicina generale e gli infermieri di famiglia per far funzionare la macchina e non gravare sui pronto soccorso».

Anche il Covid continua a rappresentare un’insidia, soprattutto perché toglie posti ad altri malati. Il Mauriziano, ad esempio, ha 30 letti ancora destinati al Covid. «Inoltre – spiega il direttore del pronto soccorso del Mauriziano, Domenico Vallino – i pazienti con sindromi influenzali sono più fragili rispetto al passato, perché molti hanno avuto il Covid e le complicanze sono maggiori».

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