ex teksid
Cronaca
IL REPORTAGE

Gli invisibili sfidano reti e filo spinato per riprendersi l’ex Teksid dimenticata

Nuovi varchi tra le recinzioni. E dentro la fabbrica di via Pittara le tracce del passaggio dei disperati

Per chi percorre la “Green Belt”, direzione Collegno, l’ex acciaieria Teskid resta sulla sinistra. Alla pari di un immenso monumento al degrado. Un grande palazzo di cemento in disuso, avvolto nel silenzio ma in balia della disperazione. Il filo spinato collocato lungo tutto il perimetro, insieme a una rete a maglia non certo impeccabile, non deve ingannare i passanti. Da settimane, infatti, è in gioco un continuo tira e molla in stile guardie e ladri. Tra chi sorveglia l’area e tra chi cerca di accedere al cortile della fabbrica.

Se dall’esterno sembra poco più che un palazzo fantasma, all’interno le cose sembrano andare diversamente. Lungo quelle enormi stanze che qualcuno ha il coraggio di chiamare casa. Buttando un occhio tra la recinzione, con un po’ di attenzione, si possono scorgere un paio di passaggi ricavati con fatica tra gli arbusti. Il primo è vicino via Pittara, dove la rete è stata strappata e rialzata. Il secondo passa quasi in prescrizione, è un varco aperto tra le piante con una cesoia. E una volta superato l’ostacolo, in un attimo si è già dentro al cortile dove l’erba ha divorato le macerie edili. Per entrare nella Tekisd, però, bisogna aggirare un altro piccolo ostacolo. Un buco nel muro, chiuso dall’interno da chi non vuole essere disturbato. È necessario buttare giù a calci un paio di assi per riuscire ad accedere allo scheletro dell’acciaieria. Dentro non è rimasto quasi nulla. Un rudere industriale, svuotato nella sua essenza.

Sembra di essere entrati in un videogioco apocalittico. Con un silenzio assordante che penetra nella mente. Qui dove l’industria ha segnato il territorio piemontese, della fabbrica inaugurata un secolo fa restano solo le mura portanti e i ricordi. Tra le colonne spicca un calendario ingiallito e fermo al mese di maggio del 1996, è l’immagine emblematica di come il tempo da queste parti si sia fermato per sempre. Il passato operaio non c’è più: in compenso, ricavato un angolo, c’è il riparo di fortuna di alcuni disperati che non hanno nessuna voglia di ricevere visite. E che potranno rimanere in questo hotel da brividi fino al giorno in cui il futuro non presenterà il suo personale conto.

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