infermieri spremuti e ignorati
Salute
IL CASO

Gli infermieri sulle barricate: «Siamo spremuti e ignorati»

Proclamato per venerdì lo sciopero nazionale della categoria

Ventiquattro ore di sciopero dopo oltre due anni di impegno in prima linea «senza alcun riconoscimento, nonostante le promesse che tutti hanno fatto e nessuno ha mantenuto». Partirà da questi presupposti anche a Torino la mobilitazione che, venerdì, porterà in piazza Castello a manifestare gli infermieri del Nursind. «Siamo stati beffati e presi in giro da una classe politica che ci ha spremuti come limoni ma non ha riconosciuto il valore del nostro operato – afferma il segretario del Piemonte, Francesco Coppolella -. Non vogliamo creare ai cittadini un disagio maggiore di quello che già stanno vivendo e garantiremo le prestazioni essenziali, anche se uno sciopero che riguarda tutte le altre patologie è in atto da due anni». Negli scorsi giorni in città hanno circolato i furgoni che annunciano il presidio sotto la Regione di venerdì prossimo. «Gli infermieri sono una risorsa fondamentale per tutti i sistemi sanitari del mondo ma evidentemente non per il nostro – aggiunge Coppolella -. Il Governo dei migliori, infatti, non ha ritenuto di dare alcun segnale di vicinanza agli operatori, erogando già da questo mese le risorse stanziate a dicembre 2020. Confidiamo nel fatto che chi apprezza il nostro coraggio e il nostro lavoro possa condividere le ragioni della protesta. A loro chiediamo un gesto di solidarietà, convinti che la società civile sia più avanti di chi ci rappresenta. Le rivendicazioni sono quelle che i sindacati continuano a evidenziare sin dai primi giorni della pandemia: dalle retribuzioni alle nuove assunzioni. Tra le istanze, «la mancata erogazione dell’indennità di specificità in manovra nei confronti di una professione usurante, ma non riconosciuta come tale e caratterizzata da una carenza di organico che costringe la categoria a fare i salti mortali, tra turni doppi, riposi saltati e ferie non godute». Non bastassero, «gli stipendi tra i più bassi d’Europa» come sottolinea Coppolella. «E le condizioni di lavoro sono diventate inaccettabili. Le istituzioni di questo Paese, che stanno uccidendo i professionisti dell’assistenza, e così fanno morire il sistema sanitario pubblico, si assumeranno la colpa di continuare a distruggere quella sanità pubblica che noi abbiamo finora tenuto orgogliosamente in piedi».

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