Impianti
Cronaca
IL CASO

Gli impianti sotto sequestro: Ala di Stura resta senza sci

La Procura indaga sulla presunta mancata tutela del paesaggio alpino

Nel settembre 2019 lo spaventoso incendio che aveva letteralmente distrutto, nell’arco di pochi minuti, la biglietteria e la cabina di comando dell’impianto di risalita di Pian Belfé, ad Ala di Stura. Quel momento, per il comprensorio sciistico “Ala di Stura Ski”, è stato l’inizio di uno stop che non è ancora finito e che ha obbligato gli sciatori ad andare dai “cugini”, ovvero le piste di Pian Benot, a Usseglio.

Dopo l’incendio e i due anni di Covid, i titolari si erano messi pancia a terra per riportare tutto a una situazione di normalità, in modo tale da riaprire gli impianti e far ripartire le piste e, allo stesso tempo, l’economia, il turismo e il lavoro. Ma a Pasquetta 2022 i carabinieri forestali di Torino, su indicazione del pm di Ivrea, Valentina Bossi, e del gip Fabio Rabagliati, hanno sequestrato la seggiovia, nell’ambito di una inchiesta che riguarda le “piste di scarico” (le aree di sicurezza a margine della pista) che, a detta degli inquirenti, non sarebbero state realizzate nel rispetto delle normative vigenti, nello specifico quelle che tutelano il paesaggio alpino. E in ballo ci sarebbe anche una inchiesta della Guardia di finanza sulla documentazione relativa a tutti gli appalti inerenti il comprensorio.

In attesa che la giustizia faccia il suo corso, il territorio è in totale affanno. E il perché è presto detto: l’impianto dà lavoro a 40 persone in maniera diretta e, indirettamente, ad almeno altre 80. Che per un paese come Ala di Stura vuol dire un terzo degli abitanti.

In paese c’è voglia di rilancio, di ritorno alla normalità. Perché Ala di Stura è abituata a rialzarsi, a rilanciarsi. Dal 2000 a oggi ha fatto i conti con un’alluvione (2000), con l’incendio del 2019, con la pandemia 2020-2021 e ora con l’inchiesta giudiziaria. I gestori di “Ala di Stura Ski” hanno affidato la propria amarezza a Facebook, con un lungo post accompagnato a una foto della montagna innevata. «Questa è la situazione neve a Punta Karfen – hanno scritto – e lasciamo alla tua immaginazione quello che potresti vivere con gli sci ai piedi. Dispiace per i bambini e gli adulti che non potranno sciare, per le valli intere che ne perderanno moltissimo, per chi ha investito tanto denaro, lavoro e sonno per poter creare la stazione che le valli si meritano. Speriamo che la magistratura ci accompagni nel poter risolvere al più presto i dubbi emersi per offrire un servizio sempre migliore». Un commento colmo di dispiacere ma dove emerge anche la voglia di ripartire. Oggi più che mai.

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