Foto di repertorio: depositphotos
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Gli eterni ripetenti

L’idea di togliere i cellulari dalle scuole – almeno in orario di lezione – è un vecchio cavallo di battaglia buono per ogni occasione, un po’ come i porti chiusi per Salvini oppure “Nel sole” per Albano, quindi perché stupirsi che il professor Valditara lo abbia inserito nella sua agenda, come se nessun ministro o preside ci avesse mai pensato in precedenza? «A scuola si va per studiare non per chattare» si potrebbe sintetizzare il suo pensiero, con l’aggiunta per buon peso della riproposizione dei lavori socialmente utili e via dicendo… L’altro giorno mi è capitato di dialogare con i ragazzi di una scuola superiore e mi hanno fatto sorridere, proprio pensando alle parole del ministro, nel ricordarmi che sullo smartphone hanno le comunicazioni con la scuola stessa, il registro elettronico, i compiti da fare… Poi magari ho avuto fortuna io e ho beccato le uniche classi che, ben coinvolte dall’insegnante che le accompagnava, sono state ad ascoltare invece di distrarsi con video o altro sui loro schermi (oppure mi hanno filmato di nascosto e adesso mi ripropongono in tutte le salse in qualche social e non posso saperlo). Oggi sono i cellulari, anni fa c’erano il giornale sportivo o Lanciostory sotto il banco e solo i professori migliori riuscivano a beccarci. Un mio compagno, sorpreso a dormire, rispose semplicemente che la lezione era noiosa. Se lo schermo dello smartphone è meglio della lezione, la colpa va anche a chi sta in cattedra e a chi lo costringe a essere supplente di se stesso, a ripetere gli stessi programmi da anni, eterno ripetente in un mondo che si è evoluto e la scuola molto meno. E comunque, signor ministro, per allenarsi cominci a far togliere gli smartphone dall’aula del Parlamento, almeno quando si è in seduta. Anche gli esempi, non solo i castighi, vengono dall’alto.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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