Una giovane Oriana Fallaci
Libri
Letteratura d’estate

L’ITALIA DELLA DOLCE VITA. Il paese cialtrone e seducente visto da una giovane Oriana

Gli articoli che la giornalista dedicò all’Italia agrodolce degli anni ’50 e ’60 sulle pagine de L’Europeo, diventano un libro

Oriana Fallaci fa sempre “cassetta”: che si ristampi all’infinito un classico del passato o che si compilino antologie postume, la grande giornalista rimane uno dei nomi più venduti e vendibili del panorama dell’editoria italiana. E da Mondazzoli lo sanno molto bene.

Ecco quindi che esce adesso “L’Italia della dolce vita” (Rizzoli, 20 euro), gli scritti che una giovane Oriana Fallaci dedicò all’Italia agrodolce degli anni ’50 e ’60 sulle pagine de L’Europeo. «In un paese dove gli affari più gravi si concludono spesso mangiando in trattoria e le imprese più complicate sembrano sbocciare da un miracolo di San Gennaro, è ovvio che il tavolino di un caffè alla moda assuma il peso sociale di un ufficio cinematografico». L’autrice, all’epoca giovanissima e non ancora inviata di guerra, offriva con questi ritratti una grande prova letterario-giornalistica e, d’altra parte, andando oltre l’essere schierata della Fallaci degli ultimi giorni, lasciando da parte un attimo l’odio (lei diceva che il suo era proprio odio) per gli islamisti, l’orgoglio per le proprie radici occidentali, ci si può concentrare su quella che era la penna di una persona capace di vedere e comprendere, andare oltre il ritratto convenzionale. E per una lettura d’estate, allora ci si può abbandonare alle onde umane di Via Veneto, la strada felliniana della Dolce Vita che presto diventa simbolo del cinema di quegli anni, di attori e starlette, di scrittori, artisti, intellettuali o semplici esponenti del bel mondo di allora, ma anche di quella voglia di rivalsa, forse un po’ fatua, rappresentata nel Paese proprio dalla mondanità e dai lustrini.

Con la giornalista che, scrive l’Ansa, rimane «sempre un passo indietro per non farsi irretire ma solo incuriosire da ricchezza, fama, cineprese e scandali amorosi. Un vero regalo dal sapore retrò sono le pagine dedicate ai faccia a faccia con gli artisti: da Rosanna Schiaffino, “imprigionata” da una madre soffocante impegnata nel diventare artefice del successo della figlia, alla gelida e razionale quanto bellissima Claudia Cardinale agli inizi della sua sfolgorante carriera, e poi Alberto Sordi, prudente nella sua gestione degli amori e delle finanze, fino al dio del palcoscenico Vittorio Gassman, bello, colto, sempre perfetto, ma mai capace di lasciarsi andare al divertimento». Fino a Marcello Mastroianni (chi, se non lui, come simbolo di quell’epoca?) che si mise a nudo, ma poi dopo la pubblicazione dell’articolo non volle mai più sapere niente della Fallaci.

Un’epoca diversa, in cui anche lo sfavillante bel mondo appare un po’ ingenuo, pur nella sua crudezza e nel suo cinismo, se paragonato alla cialtroneria di presunti artisti di oggi, di sedicenti Vip che dilatano tra selfie e social il quarto d’ora di celebrità che gli è toccato in sorte. La fiera del vacuo che diventa ancor più evidente se paragonata a quei decenni che furono. Quando c’erano anche narratori adeguati.

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