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Cronaca
IL CASO

Giusy era morta in mezzo al bosco e qualcuno rovistava in casa sua

Le chiavi sparite e la porta trovata prima aperta e poi chiusa: cosa stava cercando l’assassino?

L’assassino di Giusy, dopo averla uccisa, è andato a casa sua a cercare qualcosa. È questa la convinzione che si sta facendo largo con il passare delle ore e l’accumularsi degli indizi che spingono verso questa ricostruzione. E adesso le domande che si pongono gli inquirenti sono semplici da intuire: cosa nascondeva Giusy in casa sua? Cosa poteva avere di così prezioso da spingere qualcuno a ucciderla pur di metterci le mani sopra? Le indagini dei carabinieri del nucleo Investigativo e della compagnia di Chivasso proseguono a ritmo frenetico.

L’omicidio di Giuseppina Arena, più conosciuta a Chivasso come “Giusy la cantante”, sembra essere sempre più collegato all’eredità che lei e il fratello avevano ricevuto dalla mamma, morta nel 2020. Sul corpo di Giusy i militari hanno trovato portafoglio, cellulare e bancomat, segno che non si è trattato di una rapina finita male. Quello che però misteriosamente mancava all’appello erano le chiavi di casa: in tasca ne aveva altre ma mancavano quelle che aprivano casa sua, in via Togliatti, tra quegli edifici popolari in cui è cresciuto anche Khaby Lame e dove tutti la conoscevano per la sua abitudine di andare in giro in sella alla sua bici cantando.

Poteva anche essere una casualità ma la testimonianza di chi mercoledì, il giorno dell’omicidio, le ha portato il pranzo (Giusy era seguita dai servizi sociali) cambia tutto: «La porta di casa era aperta – ha detto – ma lei non c’era». Quella porta però i carabinieri, al momento del loro arrivo sul posto dopo il ritrovamento del corpo, l’hanno trovata chiusa. A questo bisogna aggiungere il risultato dell’autopsia, che situa l’orario dell’omicidio proprio intorno a mezzogiorno. La ricostruzione a questo punto sembra semplice: l’assassino uccide Giusy sparandole tre colpi di pistola in faccia, si appropria delle chiavi di casa e solo di quelle, forse sperando che nessuno si accorgesse della loro mancanza, va a casa sua ed entra, evidentemente alla ricerca di qualcosa.

Senza escludere neanche l’ipotesi, ritenuta dagli investigatori piuttosto verosimile, che ad agire siano state almeno due persone. Difficile però capire se in casa di Giusy manchi qualcosa: la donna accumulava nell’appartamento materiali di ogni tipo. Quello che è sicuro è che, pur se disordinata, la casa non sembra essere stata messa a soqquadro: un particolare che potrebbe far pensare che chi è entrato lì dentro sapesse non solo cosa cercare ma anche dove. E a questo punto il pensiero non può che tornare a quella eredità. Lei e il fratello avevano ricevuto immobili, buoni postali e conti correnti per circa 250mila euro. Sulla suddivisione, a quanto pare, ci sarebbero state delle discussioni, poi superate.

A lei erano rimasti dei soldi e ora i carabinieri stanno cercando di capire se fossero ancora al sicuro in banca o in posta, o se fossero stati ritirati. In un caso o nell’altro, potrebbero essere stati proprio quelli l’obiettivo del killer, convinto che lei li avesse in casa. Proprio per questo, il fratello Angelo è stato sentito a lungo dai militari. Con loro, l’uomo ha ricostruito nei dettagli i suoi movimenti nel giorno dell’omicidio, quando è stato visto da diversi testimoni in un bar di Montanaro, intento a cercare di telefonare proprio alla sorella per farle gli auguri di buon compleanno. Poi ha fatto benzina (le telecamere del distributore possono confermarlo) ed è andato a Chivasso, da dove ha anche postato delle foto su Instagram con tanto di orario.

L’alibi perfetto ma l’uomo sarebbe comunque stato sottoposto lo stesso a stub – il test per verificare la presenza di polvere da sparo – che avrebbe dato esito negativo. Le indagini quindi continuano per cercare di capire se altri potevano essere al corrente dell’eredità incassata dalla donna. Giusy non aveva problemi a parlare di fatti personali, come la sua infanzia difficile, e magari nel corso di queste chiacchierate, in uno dei quartieri più “difficili” di Chivasso, potrebbe essersi lasciata scappare qualche parola di troppo, suscitando l’interesse della persona sbagliata. Resta però il fatto che il killer non pare aver perquisito il suo appartamento: se lì dentro c’erano dei soldi, lui sapeva già dove andarli a cercare.

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