Il Borghese

Giustizia lenta, killer senza freni

Maurizio De Giulio, quando ha schiacciato l’acceleratore per trasformare il suo furgone in un’arma mortale, inseguendo la moto su cui viaggiavano due fidanzatini, travolgendola e ammazzando una ragazza, aveva già un’accusa pendente e un processo da celebrare. Perché a quanto pare, complice l’alcol, non è raro che gli salti la mosca al naso quando è al volante.

Attenti alle date: 11 ottobre 2015 (oltre due anni fa), De Giulio aggredisce un’automobilista per una questione di precedenza. Il 30 luglio 2016 il sostituto procuratore Dionigi Tibone dispone la citazione in giudizio. A oggi, il processo non risulta neppure fissato.

In mezzo, il 9 luglio di quest’anno, il folle inseguimento e l’uccisione. In due anni un giudice non ha trovato il tempo di fissare un processo e celebrare un’udienza che sia una. Troppo lavoro, dicono dal tribunale, troppi casi arretrati. Certo, non osiamo pensare che, se ci fosse stato un dibattimento, l’uomo sarebbe stato in galera o quantomeno privato della patente, però possiamo ricordare che c’è una donna che da due anni attende giustizia.

Una giustizia evidentemente rallentata dalle sue stesse pastoie burocratiche e da procedure che in certi casi diventano bizantine. Qualcun altro, invece, di freni ne aveva ben pochi, anche prima di commettere quello che ha commesso, mentre era libero in (paziente) attesa di giudizio.

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