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Giustizia e vendetta

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La retata degli otto ex brigatisti rossi in Francia ha suscitato reazioni prevedibilissime. A destra dicono “era ora”, a sinistra s’incazzano, gridano al tradimento della “dottrina Mitterrand”, grazie alla quale quasi tutti gli ex terroristi rossi hanno potuto rifugiarsi tranquillamente in Francia, protetti dallo Stato. I compagni (dimostrando che la sinistra ha sempre fiancheggiato idealmente il terrorismo) frignano “perché prendersela con dei poveri pensionati, 50 anni dopo?” Benedetta Tobagi (la figlia del giornalista Walter ammazzato 40 anni fa dalle BR) ha scritto su Repubblica “purché sia giustizia e non vendetta”. Già il fatto che la figlia di un assassinato dai rossi scriva per un giornale più rosso dell’Unità farà rivoltare il padre nella tomba. Come si sarà rivoltato il commissario Calabresi vedendo suo figlio alla direzione dello stesso giornale. Ma vendetta e giustizia sono due corpi che si scambiano la stessa pelliccia. Per ciò risultano pelosi e si confondono. Non fu vendetta andare a catturare l’82enne Priebke in Argentina 51 anni dopo le fosse Areatine? Non fu vendetta imprigionarlo fino all’età di 100 anni? Invano Montanelli, Feltri, Sgarbi, Ceronetti, Massimo Fini e altri presero le sue difese ricordando che aveva eseguito solo un ordine superiore disubbidendo al quale sarebbe stato ucciso. Priebke morì lasciando scritto «Sento dal profondo del cuore il bisogno di esprimere le mie condoglianze ai parenti delle vittime… l’ordine di partecipare all’azione fu per me una grande tragedia intima…penso a quei morti con venerazione». Non ho mai letto nulla di simile detto o scritto dagli ex brigatisti che in Italia invecchiano allegramente fra conferenze, rimpatriate e belleciao.

collino@cronacaqui.it

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