Foto di repertorio (Depositphotos)
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Giuseppe il bancario

A Cerenova, frazione di Cerveteri, sul litorale laziale, vive un mio coscritto, Giuseppe, che faceva il bancario e adesso fa il barbone. Vive per strada, e come unica ricchezza (per quanto se ne sa…) ha uno zaino in cui tiene il sacco a pelo e le foto della ex moglie (è divorziato, ma non si sa se lei è ancora in vita) e dell’amatissima figlia (che è ancora viva, ma lo ignora, tanto che lui le ha spesso scritto – dice – senza ricevere risposta). Succede che subito dopo Natale lui entra dal fornaio per farsi regalare un po’ di pane e qualche brioche del giorno prima. Giuseppe è educato, pulito, legge libri e a Cerenova lo hanno adottato un po’ come un vecchio zio strampalato. Quando esce, lo zaino non c’è più. Disperazione (sua) e indignazione dei Cerveteresi suoi amici. Qualcuno chiama la Tv, e la cosa finisce sui Tg. A questo punto se il ladro avesse anonimamente restituito tutto, sarebbe stata una bella fiaba di Natale, col mucchio di vestiti, panettoni e altri regali subito mandati dai telespettatori impietositi. Invece i caramba ritrovano zaino e sacco a pelo, ma mancano le foto. La fiaba resta sospesa, senza finale. Non serve il sacco a pelo nuovo che la comunità gli ha subito regalato. Servirebbe una testa nuova per lui, che potrebbe benissimo ottenere il salario di cittadinanza, la pensione da bancario e un posto gratis in una comunità alloggio. Ma lui non vuole. Ha scelto la strada, come tutti i clochard, e lì vuole restare. Per sentirsi più libero? Chissà. Più ricco? Forse. La ricchezza è un concetto relativo. Magari alla sua morte scoprono che aveva una baracca piena di ciarpame rabastato per strada, e le banconote nel materasso. Non sarebbe il primo.

collino@cronacaqui.it

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