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Giurìn giuréta

Proprio perché sono orgoglioso di scrivere su un giornale che in questi giorni di carcere domiciliare, paura d’uscire, strade deserte e metà edicole chiuse vende più dei cosiddetti ‘giornaloni’, non mi piace quello spot che in Tv invita gli italiani a fidarsi solo della “stampa responsabile”, mostrando sullo sfondo solo certe testate. Non mi piace perché sottintende il suo contrario: italiani, questo è l’elenco dei buoni, dei media credibili, diffidate di chi ne è escluso. Oggi è solo un’esortazione a diffidare, domani potrebbe diventare un invito a boicottare, o addirittura a perseguitare. E cosa lo scatena? La rete. In rete ci sono persone intelligenti, colte, informate e bravissime ad esprimersi che hanno milioni di lettori, molti di più dei cosiddetti ‘grandi giornali’. Ma c’è di più: le testate che si autodefiniscono ‘credibili’ sono in realtà condizionate dai loro grandi inserzionisti, della serie “attento, se scrivi cose a me sgradite non ti do più pubblicità”. Questo in rete non capita, o capita molto, molto meno. Lo vedete anche nel caso Coronavirus: sui media che si autoincensano come ‘unici autorevoli’ impazzano gli ‘esperti’, gli ‘scienziati’ gli ‘ologi’. Quelli che in un mese hanno già detto tutto e il suo contrario. Le mascherine, prima inutili, oggi sono indispensabili. Il virus era poco più di un’influenza, adesso è pandemia letale. Si prendeva solo dai sintomatici, ora da chiunque. I tamponi andavano mirati, ora li vogliono a tappeto. Sarebbe questa la credibilità? La conclusione, per me, è che quello spot “credete solo a noi” ha la stessa forza persuasiva di un “te lo giuro” esclamato dopo un’affermazione: ho sempre diffidato di chi giura.

collino@cronacaqui.it

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