Cronaca
IL FATTO

Giulietta e Romeo in cella: dopo gli arresti e la droga si sposano dietro le sbarre

Il matrimonio al Lorusso e Cutugno dopo una storia di estorsione

Letta sui verbali di polizia, sembra l’ordinaria cronaca di una storia criminale, come ce ne sono tante che abbiamo già scritto. Lei sulla strada a fare la finta prostituta, lui che interviene a ricattare il cliente, i soldi che la coppia si spartisce per comprare la droga. Ma vissuta dall’interno del carcere, sembra una favola moderna, che per una volta finisce bene. Con le nozze – celebrate, con tanto di torta, abito e banchetto – in una stanza del padiglione E del Lorusso e Cutugno. In gran segreto, perché non tutti i familiari di lei, Elisabetta, sanno che la ragazza ha scelto di unirsi in matrimonio con lui, ex dipendente dalle droghe pesanti. Lei, 35 anni, una laurea e mezza, una famiglia di imprenditori molto benestanti alle spalle, a un certo punto si perde. Il bisogno di droga la spinge a vivere per strada. Qui conosce lui, Marco, ragazzo di zona Vallette, una famiglia povera e onesta dietro alle spalle, che non ha soldi da offrirgli, ma un forte sostegno emotivo. Elisabetta e Marco si sono sposati il 25 ottobre dentro il carcere. Ma la notizia trapela solo adesso, a margine di uno dei tanti processi che vede imputata lei per estorsione (la pm Alessandra Provazza le contesta di avere fatto la finta prostituta per la strada “ricattando” molti clienti). Ora, per lei, è acqua passata. Uscita dal tunnel delle droghe, interrogata dalla pm, Elisabetta aveva detto, dopo l’arresto: «Lui è il mio angelo. Lui mi ha salvata, e mi ha tolta dalla strada». Finiti in carcere, dopo varie denunce, Elisabetta e Marco (difeso dall’avvocata Tiziana Porcu) iniziano un percorso di disintossicazione. Intanto, vari pm della procura, smaltiscono gli ultimi passi delle indagini scaturite da tutti gli arresti. Tentato furto, tentata estorsione, rapina. Non sono pochi. I fatti sono del 2018 e del 2019, anno in cui entrambi finiscono ai domiciliari. Ma poi evadono per tornare a drogarsi e il vortice continua. Finché non si aprono le porte delle Vallette per tutti e due. E mano a mano che le inchieste vengono chiuse, e i processi iniziano, in carcere Elisabetta prende parte ai laboratori della sezione femminile, mentre Marco entra nella squadra di rugby dei detenuti (molto forte, si dice). In carcere sono entrati da fidanzati. «Ci volevamo sposare prima in Comune e avevamo anche la data – dicono – ma poi ci hanno arrestati». Dopo mesi di detenzione, a ottobre, al pm Roberto Furlan – esperto in reati economici – arriva una richiesta inaspettata dal Lorusso e Cutugno, riguardo a uno degli indagati in cui si era imbattuto in un turno arrestati: «Chiediamo il permesso per l’ingresso dei testimoni e degli ufficiali dello stato civile per celebrare il matrimonio». Niente può fermare il destino di Giulietta e Romeo. Così la procura firma l’ok e lo fa anche il giudice. Il 25 ottobre nella sala più grande del padiglione. E preparano i tavoli, arrivano i pasticcini. I testimoni entrano e si commuovono. Elisabetta e Marco sono sposati. Ora sperano entrambi di abbracciarsi anche fuori da quelle quattro mura che per loro, da allora, non sono più solo una prigione. «Avvocato – ha detto lui alla legale Tiziana Porcu – La cerimonia è stata bellissima. Non sembrava nemmeno di essere in carcere». Elisabetta e Marco sono Giulietta e Romeo anche per i detenuti che li conoscono. Hanno celle separate ovviamente, ma se si affacciano, riescono a salutarsi. Da lontano.

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