Foto di repertorio (Depositphotos)
Buonanotte

Gioventù derubata

A me fanno una pena tremenda i “non garantiti” che da questo nuovo lockdown saranno ricacciati sott’acqua quando avevano appena messo fuori il naso. Come ha detto un politico non di destra ma di sinistra come il filosofo Cacciari, l’Italia di questo passo rischia la guerra civile fra i “non garantiti” e chi ha il sedere al caldo, con la certezza dello stipendio o la pensione a fine mese. Non è un’ipotesi balzana: abbiamo già visto a questa seconda stretta che la disponibilità popolare non è più la stessa della prima clausura. Ora la gente sa, ha letto, ha visto, ha discusso sui social, si è fatta una sua idea. E in varie città è scesa in piazza a protestare, con incidenti modello gilé gialli. È un avviso. Quando non si ha più niente da perdere, si diventa violenti. Ma a me fanno anche pena, lasciatemelo dire, quelli che meno si lamentano. Quelli che magari mugugnano in casa, come mio nipote, ma non si sognano neanche di scendere in strada. Parlo dei giovani under 20. I liceali e le matricole. Quelli che si trovano relegati in casa senza più poter vedere amici, morosini e morosine, senza più potersi riunire, corteggiare, ballare, cazzeggiare, ridere. “Che speranze, che cori, o Silvia mia!” scriveva Leopardi due secoli fa. Tutti li abbiamo fatti, quei cori, da ragazzi. Tutti abbiam nutrito quelle speranze nell’età in cui, come diceva mia madre, “se cade il tetto non ti prende certo sotto”. A 19 anni studiavo e lavoravo già, ma uscivo tutte le sere. Tutte. Anche solo per andare al bar a giocare a flipper, sentire il jukebox, discutere di politica o di calcio coi somà. A quelli di oggi, stiamo rubando (per ora) un anno di una stagione che ne dura dieci. Povri bòcia.

collino@cronacaqui.it

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