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Il Borghese

Gioele e gli altri. I figli di tutti

Da Alfredino al piccolo Tommy, passando per Samuele, a Cogne: ci sono bambini che nella tragedia diventano i figli di tutti. Come all’epoca di Vermicino il dramma si consumava in diretta televisiva, così in questi giorni l’Italia vacanziera e preoccupata dal Covid volgeva la sua attenzione a quell’angolo di Sicilia in cui si cercava il piccolo Gioele. Quel bambino sorridente, o con le cuffie da Dj della mamma sui capelli castani, è diventato un figlio di tanti, di tutti. Era praticamente impossibile continuare a sperare, dopo il ritrovamento del corpo di sua mamma, eppure c’era chi quella tenue fiammella doveva tenerla viva. Doveva tenerla viva il papà, che ancora ieri mattina ripeteva «Viviana non lo avrebbe mai ucciso», dovevano tenerla in vita quei soccorritori volontari che hanno dato una mano nelle ricerche «perché siamo anche noi genitori». Ma poi ci si è dovuti arrendere: di fronte all’orrore del corpicino straziato, fatto a pezzi, riconosciuto (in attesa dell’esame del Dna) dalla maglietta che indossava il giorno della scomparsa. Che cos’è successo da quel momento in cui Viviana, con Gioele in braccio, ha lasciato l’autostrada dove aveva avuto un piccolo incidente? Che cosa è accaduto attorno a quel traliccio, tra quei rovi di quell’angolo di Sicilia? Forse ci si potrebbe chiedere anche cosa stava accadendo prima, prima del fattaccio, che cosa stava accadendo nella testa e nel cuore di Viviana. Sono tutte ombre e ipotesi che tocca agli investigatori vagliare. A noi che assistiamo resta solo lo sgomento, come ogni volta che la vita di un bambino finisce, trascinata via da chissà quale destino troppo grande per quegli occhioni innocenti.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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