Giochiamo a nascondino?

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Pensieri in libertà sul concetto di nascondere. Parto dai resti di Federica Farinella (la modella scomparsa da casa 19 anni fa e ritrovata il mese scorso da un cacciatore in un bosco a un chilometro da casa) e penso ai cacciatori e ai cercatori di funghi, gli ultimi a perlustrare i boschi dopo l’abbandono delle frazioni montane, delle coltivazioni boschive e dell’uso della legna da ardere. Mentre i verdi strillano alla “deforestazione selvaggia” in Europa i boschi sono aumentati del 32% negli ultimi 20 anni. Fra 50 anni saranno il nascondiglio ideale per qualunque cosa, non solo i cadaveri. Che poi non andrebbero nascosti, ma fatti sparire. Come? Un esempio noto è la saponificatrice di Correggio, che negli anni ’40 trasformava le sue vittime in sapone. Poi c’è Mario Bozzoli, l’industriale siderurgico bresciano ucciso e gettato nell’acciaio fuso. Ma l’Oscar nel settore va alla mafia. Dalla ‘lupara bianca’ (i cadaveri chiusi nei pilastri dei viadotti o sciolti nell’acido ) alla recente notizia di Maria Chindamo, la possidente calabrese rapita e uccisa nel 2016 dalla ‘ndrangheta, triturata in una macina e data in pasto ai maiali. La camorra, invece, è specialista nel nascondere scorie velenose, con la complicità di chi le produce. Interi tratti di autostrada hanno sotto l’asfalto un mix di ghiaia e scorie tossiche. E poi le terre dei fuochi, le vecchie cave, le cisterne, i pozzi… A proposito di cave: quella di gesso a Moncucco ha le gallerie piene di scorie di una nota industria torinese, e anche di poveracci assassinati dai partigiani dopo il 25 aprile. Ne emergono, di storie, pensando ai nascondigli. Chissà quando caroteranno a fondo i pavimenti e i cortili di certi stabilimenti torinesi…

collino@cronacaqui.it

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