Rimborsopoli
Cronaca
RIMBORSOPOLI

Giochi, hotel e corone di fiori tra le spese pazze dei politici

Le motivazioni dei giudici: «Uso indiscriminato del denaro pubblico»

Facevano “beneficenza” donando ai bisognosi regali comprati con i soldi della Regione, alcuni degli ex consiglieri regionali condannati per peculato al processo ribattezzato “Rimborsopoli bis”. Come Mariangela Cotto (Forza Italia), che giustificò alcuni scontrini di giocattoli spiegando che si trattava di «doni per i bimbi malati dell’ospedale di Asti». «Seppur si tratti di un intento nobile – scrivono le giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado – si trattò di doni effettuati a titolo personale». Ma pagati, appunto, con i soldi pubblici del gruppo consiliare.

Nella sentenza, il collegio presieduto dalla giudice Diamante Minucci rimarca «l’uso indiscriminato del denaro pubblico» e spiega per quali motivi i nove condannati sono stati giudicati responsabili di avere commesso – come sostenuto dal pm Giovanni Caspani – il reato di peculato: di avere usato per fini personali i beni pubblici. Si tratta di nove ex consiglieri della legislatura di Mercedes Bresso. Gli scontrini raccolti dalla Guardia di finanza si riferiscono agli anni dal 2008 al 2010.

Le condanne inflitte vanno da quattro anni (per Riccardo Nicotra dei Socialisti e Liberali), accusato di avere speso oltre 42 mila euro, a due anni (inflitti a Cotto e Giovanni Pizzale, ex Idv poi Moderati per il Piemonte). L’astigiana Cotto non era l’unica a fare beneficenza. I giudici, nelle motivazioni, ricordano anche la “generosità” di Luca Robotti, dei Comunisti italiani, che, sempre riguardo a spese per giochi, disse che «erano per i bambini delle case popolari». Sempre Robotti giustificò l’acquisto di un paio di scarpe per un attivista, precisando che le aveva rotte durante una manifestazione.

Anche Claudio Dutto (Lega), condannato a tre anni e due mesi, avrebbe pagato un gesto nobile col denaro della Regione: la corona di fiori per un funerale. Nicotra invece, pagò, scrivono le giudici, le intere spese di viaggio a Torino del segretario personale del vescovo di Caltagirone. «Doveva partecipare a un incontro in Piemonte», la giustificazione, ma il tribunale scrive: «sono tematiche in alcun modo collegate alle attività consiliari».

Fiumi di denaro sono stati spesi in pranzi e cene, che i politici offrivano a tavolate di decine di commensali anche durante le feste o le domeniche. Come il pranzo per 34 persone consumato all’osteria Da Cesare, nell’Alessandrino, il 28 giugno 2009, di domenica quando nessuno dei consiglieri lavorava, precisa il tribunale, addebitando la spesa a Oreste Rossi (Lega). E c’era anche chi, come Luca Caramella (Forza Italia), che per una notte “di lavoro” a Torino sceglieva come sistemazione il grand hotel Golden palace: 380 euro, il conto per cui chiese il rimborso.

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