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Il Borghese

Giocare al di fuori dagli schemi

Incalza un’altra infezione, dietro quella del virus cinese. Ed è quella che rischia di portarci all’agonia economica devastando l’occupazione e la capacità produttiva. E non si tratta di previsioni di lungo periodo. Il morbo può uccidere in fretta e furia negozi, ristoranti, botteghe artigiane, piccole, medie e anche grandi imprese. Trascinando nel baratro quell’immenso mondo di autonomi, partite Iva e precari. Serve, come ha detto Mario Draghi al Financial Time proteggere chi lavora e chi produce in questo “momento di drammatica perdita di reddito con un immediato sostegno di liquidità. Ciò è essenziale in questa crisi che ha costretto il governo a far sospendere tutte le attività decimando i fatturati e riducendo a zero gli introiti di denaro. Ogni giorno, ogni settimana perduta costeranno chiusure, debiti poi insanabili, fallimenti. Le promesse del premier Conte, senza che venga varato un piano di sostegno al credito con reali garanzie dello Stato potrebbero avere conseguenze disastrose. La sfida a fare di più, parafrasando le sue parola in Senato di fronte ai partiti di opposizione, è questa: la velocità. Perché, come sostiene ancora Draghi «la velocità è assolutamente essenziale per l’efficacia. Di fronte a circostanze impreviste, un cambiamento di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra». E il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile. Il che, tradotto in soldoni, vuol dire aprire la borsa dello Stato subito, chiudere in un cassetto “Basilea 3” che autorizza le banche a sostenere solo le attività in bonis, fare una moratoria fiscale per un anno, bloccare Equitalia. E creare a livello regionale un tavolo del credito che attraverso Mediocredito possa finanziare le imprese a seconda del fatturato e dei dipendenti. Servono soldi veri, e subito. Non solo pannicelli caldi come i rinvii dell’Iva o lo slittamento dei mutui. Che poi dovranno essere comunque pagati! Il governo deve prendere atto che, pur nella necessità di contrastare la pandemia, è responsabile della desertificazione delle attività. Ed è tenuto a sostenerle perché oggi la perdita di reddito non è colpa di nessuno di coloro che ne soffrono. Dunque servono azioni immediate e coraggiose. Ma è possibile un pieno accordo tra governo e opposizioni proprio come suggerisce con forza il presidente Mattarella nei suoi numerosi richiami al Premier? Oppure serve subito un cambio di passo giocando fuori dagli schemi attuali e chiamando al capezzale della nostra Italia ferita un uomo come Draghi alla guida di un governo di unità nazionale? La politica di casa nostra è chiamata riflettere, così come stanno facendo imprese e associazioni. Pazienza se alla fine tutto questo comporterà il moltiplicarsi del debito pubblico. Preservare quello privato potrebbe salvarci dal baratro e aprire la porta ad una rinascita economica. Un orizzonte che oggi è difficile anche solo da immaginare.

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