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Giocano tutti da fuori

L’armatore della nave-Italia continua ad essere il gruppo ristretto dei poteri forti (e trasversali), in cui nessuno entra se gli altri non sono d’accordo. Petrolio, energia, telefonia, alta finanza, editoria, Tv, banche, quel che rimane della grande industria e di recente l’edilizia, rinvigorita dai Bonus facciate. La grande criminalità organizzata continua a trafficare indisturbata e intanto osserva, infiltra, condiziona. La Chiesa ha il fiato grosso (scandali interni, vocazioni e fedeli in calo), e quindi si butta a sinistra. La magistratura dopo il Palamaragate ha gettato la maschera dell’equidistanza, facendo spudoratamente attività politica (indagini, intercettazioni, incriminazioni) contro la destra. I sindacati, loro, partecipano ai giochi politici da sempre, e giocano pesante. E non parliamo della massoneria, deviata o no, che traffica da sotto. Al parlamentare di turno cosa resta, se non giocare a scacchi? Senza il controllo della cambusa, della sala macchine, del radar, lui dirige il timone dove può. E soprattutto ha paura di mettersi contro gli armatori, perché per sopravvivere non può fare a meno del favore delle banche, della Confindustria, dei sindacati, di Bruxelles, degli Usa Dem e delle corporazioni intoccabili (giudici, notai o statali che siano). Finché il politico non avrà il coraggio e la forza d’imporre roba tosta come i contratti separati alla triplice, il respingimento dei clandestini, la separazione delle carriere in magistratura, lo sfoltimento drastico della P.A. (Rai compresa), l’abolizione dei privilegi corporativi, la chiusura degli enti inutili, dovrà accontentarsi di giocare a scacchi. Anche in acqua. Tanto scacchiera e pezzi stanno a galla.

collino@cronacaqui.it

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