Gigafactory
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Gigafactory serve la scossa

La Gigafactory delle batterie per le auto elettriche è una grande occasione per Mirafiori e per Torino. Meglio, un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire in questa sorta di riffa che ci mette in competizione con la Spagna e con altri stabilimenti italiani, Melfi compreso. Il nostro territorio che vanta la più consolidata tradizione nel settore automobilistico e che ha in pancia decine di migliaia di lavoratori compreso l’indotto, ha estremamente bisogno di questa scossa e anche di una prospettiva di crescita reale. Pur senza conoscere a fondo la geografia politica di Stellantis, Torino ha tutte le carte in regola per essere il grande fornitore del Mediterraneo, ora che le auto elettriche rappresentano il futuro del mercato. Serve, almeno questo è il pensiero di molti, un progetto che metta insieme il governo, le istituzioni locali, i sindacati e quella Famiglia che in qualche modo si deve riconciliare con un territorio a cui ha dato tanto (prendendo di più) che negli ultimi anni si è sentito abbandonato. La Gigafactory è un’occasione anche per gli eredi dell’Avvocato per scrivere un nuovo patto con la città e la regione. Un patto che guardi al futuro, che abbia un planning concreto e che sappia utilizzare le enormi risorse di stabilimenti storici come Mirafiori. D’altra parte Torino non è Maranello e Grugliasco con il Polo del lusso non avrà mai la forza per ridare smalto a una storia che ora si gioca su un piano diverso, di innovazione, sostenibilità e alte prestazioni a basso consumo. Se tutto questo non dovesse bastare a convincere Stellantis a fare la Gigafactory qui, c’è poi la posizione geografica di Torino, comoda per rifornire tutte le fabbriche italiane, ma anche quelle dell’Europa del sud, pensando anche ai nuovi grandi collegamenti stradali e ferroviari, Tav compreso. Un’opera che è strategica per un futuro non così lontano.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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