Gigafactory
Cronaca
IL CASO

Gigafactory delle batterie a Mirafiori: Stellantis vuol dare la scossa a Torino

Il progetto sarebbe in una fase di studio avanzata. Ma dal Canavese avvertono: «C’è anche Italvolt»

La volontà, dicono i ben informati, c’è. Il progetto è già molto più che un’idea. Con Stellantis che sarebbe pronta ad annunciare la scelta di Torino come sede della gigafactory delle batterie italiana del gruppo. Ovviamente a Mirafiori, dove ci sono già un laboratorio di ricerca sugli accumulatori e il megaimpianto V2G per la ricarica delle utilitarie. E dove di certo non mancano gli spazi.

I dettagli, ovviamente, non si conoscono. Ma a 24 ore dall’incontro tanto atteso che oggi vedrà seduti i sindacati allo stesso tavolo dell’azienda, il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e quello del Lavoro Andrea Orlando, qualcuno – che chiede di rimanere nell’anonimato – parla di «cosa praticamente fatta». Produrre batterie, del resto, con un mercato in cui la domanda è più forte dell’offerta, per Stellantis è diventata una necessità. I tempi sono molto stretti. E se è vero – come qualcuno sostiene – che l’Electrification Day dell’8 luglio sarà l’occasione in cui l’ad Carlos Tavares farà il grande annuncio, pare ovvio che Stellantis sia già a buon punto quantomeno con gli studi indispensabili a valutare costi e benefici. «Una gigafactory come questa – sorride l’anonima fonte – non si progetta in tre settimane». E il progetto, almeno sulla carta, sarebbe già in fase molto avanzata. L’unico scoglio, che però potrebbe anche essere un trampolino di lancio, è rappresentato dalle questioni politiche. E determinante potrebbe essere l’esito del vertice romano in programma oggi, quando tutte le parti, senza scoprire troppo le carte, dovranno comunque calarne qualcuna sul tavolo.
La gigafactory a Mirafiori, per cui, secondo qualcuno, sarebbe già stato individuato un nome (“Factory Lab”) potrebbe essere la chiave di tanti discorsi, da tutti i punti di vista. Con il gigante nato dalla fusione tra Fca e Peugeot che finalmente darebbe un segnale concreto a quell’Italia che da mamma Fiat ha ricevuto molto, ma dato sicuramente di più. E poi la scelta di Torino, la città della Famiglia, avrebbe un grande valore simbolico. Andando a colmare – anche se non completamente – il vuoto (tutt’altro che figurato) all’interno degli stabilimenti che hanno reso celebre il marchio. Un’idea, anzi, sarebbe proprio quella di spostare qui tutta la produzione torinese del Gruppo. Ma questa è ancora un’altra storia. Tornando alla gigafactory delle batterie, nel giorno della vigilia dell’incontro a Roma con Stellantis (e probabilmente non è un caso) a far sentire la propria voce è Confindustria Canavese che, «pur ritenendo estremamente positivo l’interesse dell’esecutivo per fare in modo che anche il nostro Paese si doti di un’infrastruttura strategica per la mobilità elettrica», ricorda «che in Piemonte, nel mese di febbraio, è stata annunciata la nascita di Italvolt, società fondata e guidata dallo svedese Lars Carlstrom che ha scelto l’area ex Olivetti di Scarmagno per la realizzazione della prima gigafactory in Italia». Come dire: investite pure su Mirafiori, ma anche qui. «Ritengo opportuno che il governo prenda in considerazione anche Italvolt, iniziativa imprenditoriale che – dichiara Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese – un progetto i cui meccanismi sono già stati avviati e che, pertanto, se potesse contare anche su un concreto supporto pubblico, potrebbe mettere il piede sull’acceleratore».

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