IL GIALLO CESTE. Chiesti 30 anni di carcere per il marito
Cronaca
Il processo a Torino

IL GIALLO CESTE. Elena ammazzata perché si è ribellata: «Stufa di essere sottomessa». Chiesti 30 anni per il marito

La donna fu uccisa nel gennaio 2014. Il pg: «Michele Buoninconti era possessivo e geloso degli amici della moglie»

IL GIALLO CESTE. Era possessivo, geloso. Accentratore. Non sopportava che lei cercasse di evadere dalla routine familiare, sottraendosi al «ruolo di madre e moglie sottomessa che lui le aveva imposto». Pretendeva di controllare la sua vita, voleva conoscere tutti i suoi spostamenti. E quando ha temuto che lo tradisse, lui l’ha ammazzata.

UN DELITTO PREMEDITATO. È stato un delitto preparato, pensato, premeditato. Ed è stato lui a commetterlo. Non c’è spazio per le ipotesi alternative, nessun’al tra pista risulta possibile, plausibile, veritiera. L’ex vigile del fuoco Michele Buoninconti ha assassinato la moglie, Elena Ceste. Lo ha fatto per gelosia. Poi si è liberato del suo cadavere, gettandolo in piccolo corso d’acqua a qualche centinaio di metri dalla loro abitazione nell’astigiano. Dopo la condanna a 30 anni di reclusione stabilita in primo grado dai giudici di Asti, il sostituto procuratore generale Laura Deodato ha chiesto ieri mattina che la pena venga confermata anche in appello, a Torino: «Michele Buoninconti – ha spiegato il magistrato – ha ucciso la moglie Elena Ceste e per questo merita la condanna a 30 anni» di carcere per omicidio premeditato e occultamento di cadavere. L’8 febbraio toccherà alla difesa replicare, mentre la sentenza della Corte d’assise d’appello presieduta da Fabrizio Pasi dovrebbe essere pronunciata una settimana più tardi, il 15 febbraio.

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