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Cronaca
MONTAGNA

Ghiacciai spariti e zero piogge: «E’ una situazione disperata»

L’Arpa comunica i dati sulle precipitazioni. Mercalli: «Caldo già a febbraio»

Nevicate dimezzate in inverno, con cali fino dell’80% in alcune zone del Piemonte. Poi, in estate, la siccità e le alte temperature hanno fatto perdere quattro metri di spessore ai ghiacciai. E ora l’autunno si sta chiudendo con «zero piogge», come sentenzia il meteorologo Luca Mercalli: il risultato è un 2022 da «situazione disperata», come emerge dalle analisi dell’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente).

Ieri è stato presentato il rendiconto sulle nevicate dell’ultimo inverno, con numeri spaventosi: precipitazioni dimezzate rispetto alle medie degli scorsi 40 anni, con punte del 70 e 80% nel nord ovest del Piemonte. Risultato, i mesi a cavallo fra 2021 e 2022 si sono classificati al primo posto per la combinazione di siccità e alte temperature rispetto agli ultimi 60 anni.

«Poi la stagione estiva 2022 è stata drammatica per i nostri ghiacciai – sottolinea Mercalli – Abbiamo perso 4 metri di spessore mentre la media degli anni precedenti, già negativa, era di 1 metro e 30. Abbiamo consumato in un estate il ghiaccio che prima andava via in tre. E si è perso un capitale idrico importantissimo: in un’annata di siccità questa fusione dei ghiacciai ha tamponato la crisi dei nostri fiumi ma è tutta acqua che non avremo più».

I nostri ghiacciai, infatti, si stanno consumando: «Sono destinati a estinguersi più o meno attorno alla metà di questo secolo a causa del continuo aumento della temperatura: è un ulteriore elemento importante per la pianificazione».

In questo contesto rientra l’accordo di collaborazione firmato ieri tra Arpa e Società meteorologica italiana, guidata proprio da Mercalli: così potranno condividere informazioni e dati per comprendere meglio i fenomeni sull’arco Alpino occidentale. Intanto servono delle azioni, che l’assessore regionale all’ambiente garantisce: «Abbiamo partecipato a un bando per farci finanziare quattro piani di fattibilità dei grandi invasi, visto che si parla di 1 milione di euro l’uno – considera Matteo Marnati, che poi ammette – Probabilmente ce ne finanzieranno uno o due. E ci vorranno parecchi anni solo per la progettazione: purtroppo siamo in ritardo di decenni. Ma è importante partire e programmare. Intanto ragioniamo con gli agricoltori per avviare dei sistemi che consentano di usare meno acqua o raccoglierla in inverno». Anche perché c’è il concreto timore che il 2023 non sia tanto meglio del suo “predecessore”: «Le previsioni stagionali cominciano a essere affidabili ma non danno certezze – premette Mercalli – Chiuderemo novembre con deficit di precipitazioni e temperature fuori dalla norma, poi dicembre e gennaio rientreranno nella media. Ma durerà poco e già febbraio avrà temperature miti, con una primavera anticipata».

Cosa significa dal punto di vista della stagione sciistica? «Se saranno mantenute le promesse, avremo un livello di neve appena accettabile: qui dicembre e gennaio sono asciutti, il grosso dell’innevamento si fa in autunno o in primavera. Invece siamo rimasti a zero, con livelli al minimo storico. Ed è mancato pure il freddo per l’innevamento programmato».

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