Gherstensiòke

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Negli anni ’60, agli inizi della sua carriera (inspiegabilmente corta) Roberto Balocco con Piero Novelli fece un paziente lavoro di registrazione dal vivo e recupero di vecchie canzoni popolari cantate nelle piole. Fu un lavoro prezioso, analogo a quello svolto negli stessi anni dal gruppo dei “Cantacronache” (Liberovici, Amodei, Straniero, Margot) sui canti popolari ‘politici’. Poi però Balocco si “mise in proprio” e produsse una serie di canzoni (le cansson dla piòla) che spesso copiano trame popolaresche (il cornuto che tenta invano di buttarsi nel fiume, il dongiovanni che contrae malattie veneree, il tonto che carica un travestito senza accorgersene) presenti anche in altre regioni. Invece Gipo fu il vero, inarrivato cantore dell’ambiente popolare torinese (gergo, personaggi e situazioni). Cantautore, attore, artista molto più dotato espressivamente e vocalmente di Balocco, Farassino scrisse vere e proprie poesie in musica. Ebbi anche la fortuna di cantare con lui più volte. Dopo i suoi spettacoli andavamo in piòla, spaghettata, vino, poi l’oste tirava giù la serranda e si faceva l’alba. Di noi goliardi Gipo amava la gioventù, le belle ragazze e l’allegria. Gli piaceva che non volessimo ascoltare gratis le sue canzoni, ma cantargli le nostre. Spesso doveva addirittura interromperci per fare le sue. Una volta ci cantò “Gherstensiòke”. Era la storia di una turista finnica che durante gli amplessi in spiaggia diceva quella parola misteriosa, che Gipo non capiva. Non la incise mai. Gli chiesi di ricantarmela anni dopo al Bogianen, ma non la ricordava più. Agli autori prolifici succede. La curiosità di gherstensiòke, però, mi è rimasta. Dovrò ricordarmi di chiederglielo, quando andrò su.

collino@cronacaqui.it

 

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