Ghemon, pseudonimo di Giovanni Luca Picariello
Musica
TEMPO LIBERO

GHEMON. «Sì, è il mio momento perfetto perché posso essere solo me stesso»

Il rapper di Avellino domani al Flowers Festival

Due album (“Scritto nelle stelle” e “E vissero feriti e contenti”), la partecipazione al Festival di Sanremo e un nuovo tour. Non è un “Momento”, bensì un anno “perfetto” quello del 39enne Ghemon, il rapper di Avellino tra cantautori italiani più interessanti e apprezzati del panorama musicale, ora impegnato a calcare i palchi di tutta Italia con il “E vissero feriti e contenti tour 2021”. La sua peculiare miscela di soul, funk, rap e r’n’b interesserà anche il Piemonte, dove sarà ospitato, domani sera, al Flowers Festival di Collegno (inizio alle 21).

Come sta andando il ritorno sul palco?
«Le sensazioni sono molto positive, un po’ conosciute e un po’ inedite. La prima data a Roma, per esempio, aveva il gusto del primo giorno di scuola: alcuni punti di riferimento si erano persi, quindi siamo proprio ripartiti da capo. Al contempo, però, abbiamo ritrovato anche il rapporto con il pubblico, identico nonostante il distanziamento».

Nel corso della pandemia è stato molto prolifico.
«La parte creativa è stata prolifica, forse anche per reazione a ciò che c’era fuori: mi sono ritrovato con le persone con cui compongo musica e mi sono dedicato totalmente al lavoro: era l’unico modo per stare insieme e andare fuori schema con la fantasia».

Come si fa a vivere “Feriti e contenti”?
«Non c’è una formula. Il titolo del disco vuole essere una sorta di riassunto, perché ho notato che tutti abbiamo una grande resistenza: le botte arrivano dalla vita, e con loro le ferite, ma l’adattamento ci consente di riadattarci, appunto, alle situazioni dure, e di ritrovare il sorriso».

Quest’anno ha partecipato, per la seconda volta in qualità di concorrente, al Festival di Sanremo. Soddisfatto?
«Sì, molto. Soprattutto perché ho colto di nuovo un’occasione così importante facendo qualcosa che mi fa svegliare fiero al mattino, ossia essere me stesso. Senza scendere al compromesso di dover parlare per forza a tutto il pubblico che guarda il Festival, ma dicendo a quest’ultimo: “Io sono questo, si entra da qua”».

Quello attuale è un “Momento perfetto”?
«Sì, lo è, perché siamo tornati a fare concerti e la mia musica vive molto dal vivo».

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