TRA WESTERN E HORROR

Garibaldi al seguito del colonnello Custer. L’eroe dei due mondi e il soprannaturale

La particolare avventura di Luca Mazza

Jo Red è stanco, ogni giorno gli presenta i suoi settant’anni: ha lasciato la stella di sceriffo e lontani sono i giorni della guerra civile. Ma all’orizzonte si avvicina un’ombra, quella di un uomo che conosce bene: è Ofiuco, il pistolero-stregone dal viso sfregiato. «Generale» lo chiama. Quell’uomo dalla barba folta, Jo Red, in questo polveroso e caldo 1876, è nientemeno che Giuseppe Garibaldi.

La prima sorpresa non può che attrarre in questo “Black Hills” (Moscabianca Edizioni, 13,90 euro) di Luca Mazza, bolognese classe 1980, autore di racconti weird e fantasy, che porta l’Eroe dei due mondi nel west e nella scia di gloria e pazzia di Custer.

Va rimarcato che storicamente a Garibaldi fu proposto di unirsi all’esercito nordista durante la guerra di secessione, ma il generale pose condizioni difficilmente accettabili. Qui, invece, ha detto sì ed è stato ovviamente un eroe. Nella sua cassapanca, sotto la camicia rossa, c’è la giubba da colonnello dell’Unione. E Oniuco è venuto a prenderlo per portarlo verso Fort Lincoln. Lui e i suoi volontari, miliziani e garibaldini di ogni lingua e nazionalità, devono seguire il Settimo cavalleggeri del colonnello Custer. Il quale, avido di gloria, non vuole che il vecchio Gary Bounty, come lo chiama, interferisca nei suoi piani. Piani che, come sappiamo, sono volti al massacro totale.

Ma questo non è un western sacro: un giovane nativo mezzosangue, infatti, assieme al fratello gemello che uccide subito, ha violato un sigillo antico e ora ha scatenato forze inarrestabili, che si muoveranno dall’ombra delle Black Hills, le colline nere.

Ma questo non è un western classico. A cominciare dai personaggi, dall’aura soprannaturale che avvolge Ofiuco e le sue due colt in grado di rilevare il male, la “cattiva medicina”. E sempre Ofiuco è personaggio che, per quello che accadrà a un certo punto, non sarebbe mai entrato in un western classico. Ma il bello della frontiera e della sua leggenda è che si può sempre riscrivere, raccontare in modo diverso.

Così vediamo i soldati fatti a pezzi da misteriosi spiriti e vediamo i cavalleggeri tornare come zombie alimentati da una volontà superiore. Garibaldi, Ofiuco, la prostituta Shelly, una sciamana armata di fucile e di croce, nonché la misteriosa Ultima dovranno essere l’ultimo baluardo, nella città abbandonata di Deadwood. Luogo dove si sono compiuto grandi destini e dove ai grandi eroi viene concesso di morire da uomini sotto un tetto di stelle. Luca Mazza racconta in modo agile e piacevole, con stile e linguaggio del tutto particolari, in cui alle volte indulge alla citazione di grandi classici musicali, come gli occhi turchini e la giacca uguale di Custer (anche se nella canzone non era lui, ma Chivington), e altri echi del Fiume Sandcreek, con la precisione di dettagli dello storico e la fantasia del narratore moderno.

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