GIALLO ITALIANO

Il garbo di una spy story ammantata di attesa come una ultima lettera

“L’agente segreto” del torinese Andrea Ferrari

Può esserci una spy story senza intrighi, donne fatali, inseguimenti mozzafiato, qualche morto ammazzato? Sì, può esserci. Perché la tensione può derivare anche solo da una lunga attesa, da silenzi, «il mio mestiere è fatto di silenzi» dice spesso il protagonista di “L’agente segreto” (Bollati Boringhieri, 15 euro) di Andrea Ferrari. Silenzi e osservazione, piccoli movimenti, tensione latente, attese, riflessioni.

L’agente segreto del titolo si chiama Jacopo, perché forse sua madre amava Jacopo Ortis, «ma io di ultima lettera ne ho scritta una sola». È un uomo di mezza età che ha finito ormai la sua carriera, o così almeno sente lui, e l’attesa cui è costretto in un piccolo motel, da qualche parte sulla costa francese, è anche la sua occasione per riandare al passato, per ricordare la libreria del padre, un uomo anch’esso di molti silenzi che fumava lussuose sigarette turche.

Jacopo sta aspettando una lettera, un messaggio dei suoi capi che poi dovrà trasmettere a un altro agente. Una missione banale, ma non è che il lavoro dei servizi segreti sia sempre rocambolesco come quello di James Bond. E poi chissà che anche questa semplice missione non nasconda un’insidia: anzi, ve lo diciamo pur senza spoilerare che l’insidia ci sarà eccome.

Per il momento Jacopo resta nella sua stanza e si guarda attorno. Osserva «l’uomo-pompa», il benzinaio titolare anche del motel, Delphine sua moglie che forse avrà bisogno di lui quando un uomo sarà troppo violento, Fiorile la figlia diciassettenne, fidanzata con una specie di ingegnere dei cantieri navali, appassionata della tavoletta esoterica, ragazza che apparentemente civetta con lui, sembra volerlo mettere alla prova in qualche modo, scoprire il suo segreto. E poi c’è lei, la Signora delle Calze, la negoziante dove Jacopo ha comprato di nascosto delle autoreggenti per Fiorile che vuole far colpo sul suo ingegnere. Con la signora, Jacopo inizia una relazione fatta di appuntamenti settimanali, di molte parole, nel senso che tre quarti del tempo parla lei e un quarto lui, di qualche riflessione su matrimonio, uomini e donne.

La scrittura di Andrea Ferrari è lieve, gradevole, lascia il tempo in sospeso come in sospeso è tutta la vita di Jacopo, finito a fare questo mestiere in maniera inaspettata, proprio all’interno di quella che riteneva essere la semplice libreria di suo padre. È un uomo che ha fatto tutto ciò che ci si aspetta da un agente segreto, anche se non gli piace, lascia intendere anche di avere ucciso e lottato e tiene una pistola nascosta nel cassetto della biancheria, dentro un calzino. Ma per quale ragione, adesso, è finito in quel posto lungo la strada costiera, qual è il piano dei suoi capi, perché una procedura così strana e che da molto tempo non si utilizza più? Anche questo conferisce fascino al romanzo, il senso di una narrazione di altri tempi, di un’epoca passata e quasi dimenticata. Garbo e amarezza affiorano dalle parole di Jacopo, così come il senso di un tempo buttato dietro il suo mestiere. E per questo, anche, forse si concede alla donna del negozio di calze, in un amplesso ricercato più da lei che da lui, che darà forse un senso ancor più drammatico al finale, che scivola via proprio come un’ultima lettera.

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