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Galline e uova

Da anni ormai le aziende italiane (specie dal nord-est) vanno a produrre all’est, dove il lavoro costa meno e le tasse sono un terzo delle nostre. Zingaretti invoca nuovi posti di lavoro, ma chi li dovrebbe creare? Una classe imprenditoriale morsa dalla concorrenza global, osteggiata dai sindacati, demonizzata dalle sinistre, ostacolata dalla burocrazia? Chi glielo fa fare?

Se invece Zingaretti intende posti statali, ditegli che la festa è finita. Per 70 anni l’Italia ha vissuto al di sopra dei suoi mezzi, con uno “sviluppo” fondato solo su un export drogato dalle ripetute svalutazioni monetarie e, all’interno, su un parastatalismo keynesiano finanziato dal debito. Assunzioni clientelari, baby pensioni, falsi invalidi e finti lavori. Salvataggi di imprese decotte. Regali agli “amici” dei salotti buoni. Sprechi vergognosi. Furti giganteschi. Cattedrali nel deserto.

Il debito ormai è salito a livelli stellari (e continua a salire) tanto che fatichiamo già solo a pagarne gli interessi (e meno male che con l’Euro sono bassi). Ora il fondo del barile è raschiato. Una nazione non può vivere solo di aiuti statali, di redditi di cittadinanza e di servizi più o meno sovvenzionati. Deve produrre. La gallina dalle uova d’oro rimane ancora l’imprenditore.

Quello che accetta di rischiare il capitale, che crea domanda di manodopera e che paga le tasse per sé e per i suoi dipendenti (perché in pratica è così, e i raffronti fra salari si fanno sul netto). All’est lo sanno, e gli hanno preparato un pollaio migliore. Becchime più buono, deregulation, sindacati meno incarogniti e anche qualche uovo in più da tenere per sé, invece di darne sei su dieci ai parassiti.

collino@cronacaqui.it

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