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Cronaca
IL CASO

Gabriele Defilippi dottore a pieni voti: foto con la corona e festa in carcere

Il giovane condannato per il delitto Rosboch si è laureato con una tesi sulla figura di Olivetti

La mamma Caterina, che gli è sempre e ostinatamente stata vicina, è seduta dietro di lui accanto al fratello minore. Nella sala di cui vengono abbassate le tende delle pareti trasparenti affacciate sul cortile, ci sono anche l’avvocato Tommaso Levi, un sacerdote, gli educatori che hanno accompagnato il percorso di studi. Tutti in piedi per l’ applauso finale, dopo il responso della commissione che proclama Gabriele Defilippi dottore in Scienze Politiche a pieni voti.

Giacca scura come i pantaloni, camicia chiara, mascherina nera e scarpe da ginnastica bianche, il giovane condannato a 30 anni per l’omicidio di Gloria Rosboch appare in gran forma. Per nulla teso, quando entra al Campus dell’Università accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria in borghese. Determinato, quando espone la sua tesi sulla figura di Adriano Olivetti che gli vale un bel 105.

Ed è lo sguardo di chi sa di trovarsi a un passaggio cruciale della propria vita quello immortalato nelle foto con la corona di alloro e fiocchi rossi scattate prima dei saluti ai pochi invitati e il ritorno in carcere, uscendo da una porta diversa, visto che nel frattempo sono arrivate le telecamere.

Non è l’unico, Defilippi. Dopo di lui, nella stessa aula arriverà un detenuto albanese che al Lorusso e Cutugno ha sostenuto un esame dietro l’altro e oggi è qui per coronare il suo percorso di formazione con una tesi sulla storia del suo Paese d’origine. E sono 66, tra Torino e Saluzzo, coloro che grazie al Polo Universitario del carcere diretto dal professor Franco Prina hanno la possibilità di studiare. «Il nostro compito – spiega Marta Dotti, tutor didattico del Polo – è quello di garantire il diritto allo studio, che non si perde quando viene meno la libertà personale». E poter essere qui, al Campus, a discutere una tesi fuori dal carcere, «è molto importante». L’esperienza dell’Università per chi stia scontando una pena dietro le sbarre, del resto, ha una storia più che ventennale. Con una offerta formativa in continua crescita. «Di recente – spiega Dotti – abbiamo aggiunto il Dams e stiamo facendo un lavoro per introdurre Scienze motorie». Gabriele Defilippi ha scelto Scienze Politiche. E ora potrebbe proseguire, con una laurea magistrale. Ci penserà. Intanto, potrà festeggiare il primo traguardo al Lorusso e Cutugno. Il 13 aprile, con il nuovo dottore albanese e un altro che discuterà una tesi sull’etnografia del carcere in questa sessione. Niente di eccezionale, per carità. Qualche salatino e due pasticcini con tutti coloro che fanno parte di questo grande progetto dell’Ateneo di cui forse si parla troppo poco. A meno che il dottore non sia un personaggio tristemente illustre.

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