L’architetto Massimiliano Fuksas dopo la testimonianza in tribunale
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IL CASO

Fuksas adesso rinnega il grattacielo mai finito: «Me l’hanno stravolto»

La rabbia dell’architetto, sentito come testimone

«Ho capito che qualcosa non stava andando per il verso giusto quando non mi hanno fatto più entrare in cantiere. In tutta la mia carriera non mi è mai accaduta una cosa del genere». Massimiliano Fuksas esce dal Palagiustizia in completo, cappotto e mascherina neri, provato da un’audizione intensa.

Con la testimonianza del celebre architetto è entrato nel vivo il processo d’appello sui lavori del grattacielo della Regione Piemonte. Era stato il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi a chiedere e ottenere la rinnovazione del dibattimento, dopo che, in primo grado, i sei imputati erano stati assolti dalle accuse di corruzione, abuso di ufficio e falso. Sotto indagine erano finiti dirigenti regionali e di alcune società di consulenza e di progettazione dei lavori, che si sarebbero accordati per modifiche del cantiere e subappalti, con l’obiettivo di risparmiare e guadagnare di più, secondo gli inquirenti.

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