francesca fossato
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LA STORIA

Francesca, dall’incidente in moto al sogno delle Paralimpiadi a Tokyo

Fisioterapista del Mauriziano e pallavolista “seduta” nella nazionale di Amauri Ribeiro

Il tabellone dell’aeroporto segna il volo per Roma, dagli altoparlanti arriva l’ultima chiamata per l’imbarco e Francesca Fossato ha giusto per rispondere all’ennesima chiamata. Da ore è un susseguirsi di congratulazioni, interviste, amici, colleghi e parenti che litigano per prendere la linea: una raffica di emozioni a cui la pallavolista 37enne replica con un sorriso infinito. «Non ci credo ancora» ribatte a chi le chiede come si senta, pur consapevole che con il prossimo aeroplano sbarcherà a Tokyo per rappresentare l’Italia con l’unica compagine femminile qualificatasi alle Paralimpidi. Quella del Sitting Volley, guidata dal commissario tecnico Amauri Ribeiro, per cui primi a tifare saranno medici, infermieri e personale del Mauriziano, dove Francesca lavora come fisioterapista dal 2008. «Sono carica di emozione e voglia di fare bene – sottolinea Francesca -. È venuto il momento di far vedere il nostro lavoro al mondo e al meglio». La pazienza e la fiducia nel lento recupero che trasmette nelle cure, fanno da contraltare al dinamismo, alla velocità del gioco che fa la differenza in campo. Nella vita di Francesca Fossato sembra tracciato un “filo rosso” lungo 37 anni che, domani, arriverà fino a Tokyo. Dall’altra parte del mondo. Francesca nasce l’8 gennaio 1984 a Torino, con una passione incredibile per lo sport, fosse il nuoto o il tennis, la pallavolo o lo sci. Dopo il liceo, gli studi in Fisioterapia e la laurea nel 2006 con una tesi sul trattamento del paziente amputato di arto inferiore in fase preprotesica. Poi il lavoro al Mauriziano dal 2008. La sua storia, però, si capovolge e ricomincia l’8 luglio del 2017, quando insieme con il marito Francesca ha un terribile incidente in Vespa. Ricovero d’urgenza, coma farmacologico e nonostante il tentativo di salvarle la gamba sinistra, Francesca dovrà subirne l’amputazione sotto al ginocchio. «Non mi sono persa d’animo fin dalla rianimazione e ho deciso di ripartire da un’altra prospettiva, quella di chi non vuol più perdere il tempo lamentandosi o incolpando altri, la sorte o chissà chi, per le difficoltà che tutti incontriamo nella vita – racconta -. Non solo l’incidente ma anche la pandemia, sono stati due momenti di grande insegnamento». La ripartenza di Francesca è stata immediata, nonostante le difficoltà, per cui si rivolgerà subito al Comitato italiano paralimpico del Piemonte per scoprire le regole del Sitting Volley, «che richiede ancora più disciplina, capacità di far squadra e soprattutto fiducia, in se stessi e negli altri». E così l’approdo al Fenera Chieri 76 e la maglia della nazionale che arriva in tempo «per staccare il biglietto che sognavamo da quattro anni: quello per Tokyo». Il sogno si realizza con gli Europei del 2019. Nel frattempo, però, Francesca non ha lesinato impegno su un altro obiettivo, «quello di far conoscere il mondo della disabilità sportiva per fare in modo che i bambini, ad esempio, sappiano di non aver alcuna strada preclusa» sottolinea Francesca, che dallo scorso anno si dedica anche alle attività dell’associazione Art4Sport. «Quella delle Paralimpiadi è una vetrina incredibile, certo, noi atleti siamo un po’ più visibili, esposti anche per la particolarità delle protesi di alcuni “un po’ da robot”, ma la più grande lezione viene proprio dallo sport. Il mio in particolare, dove siamo tutte sedute in terra, alla stessa altezza. Si vince e si perde insieme, ma si va avanti e ci si impegna ancora di più. Perché è vera una cosa: nessuno potrà mai dire di aver vinto più di quante volte abbia perso». Ora è tempo di imbarcarsi davvero, però. «Stasera saremo a Roma e domani in volo per Tokyo. Un sogno a cui non crederei se non ci fossi già dentro».

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