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Buonanotte

Fragrante reato

Niente elicotteri, droni, cani molecolari, ricerche di mesi con appoggio dell’esercito, come per Igor il russo. Lui lo hanno ripreso dopo due giorni, affamato e assetato, in un vicolo. Parlo di quel pregiudicato di origine polacca che era evaso dal carcere di Napoli calandosi dal muro di cinta (alto nove metri, come un palazzo di tre piani) usando una fune fatta di lenzuola annodate. Il più classico dei modi. Quello delle barzellette. Non sapevo neanche che Poggioreale, la storica galera partenopea, fosse vergine da evasioni da un secolo. La credevo un colabrodo. Però, perdere la verginità per una fune di lenzuola! È da film di Totò. Profuma quasi. È come vedere un contadino che pesta l’uva coi piedi, o un venditore ambulante di farinata e “gnaciu” col pentolone sulla bici. Un “topos”, un luogo comune delle vignette come il rapinatore che aspetta dietro la cantonata i passanti col randello alzato, o la moglie che in vestaglia e bigodini aspetta dietro la porta, col mattarello in mano, il marito che rincasa tardi ubriaco. O i due naufraghi sotto la palma, sull’isoletta deserta. O gli esploratori (vestiti e col casco coloniale in testa) immersi nel pentolone e circondati dai cannibali con l’osso fra le narici. Sono immagini che ci accompagnano fin dall’infanzia. L’evaso che si cala con le lenzuola annodate è una di esse. Le buone cose di un tempo che fu. Come il cartoccio a cono di carta di giornale per metterci dentro la frutta al mercato. O l’omino che prendeva i numeri del gas, senza che ci addebitassero consumi presunti. O il politico che chiedeva bustarelle piene di banconote e non finte consulenze da pagare a un suo complice. Fragranze.

collino@cronacaqui.it

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