Ahmadreza Djalali
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Il medico accusato di spionaggio ha lavorato con l’Università in Piemonte

Flash-mob davanti alla prefettura: “Si salvi Djalali dalla condanna a morte”

La manifestazione dei Radicali a favore dello scienziato arrestato nell’aprile del 2016 in Iran: “Chiediamo al Governo italiano di intervenire per sollecitarne la salvezza”

Tante candele accese in mano e appoggiate sul selciato, davanti alla Prefettura di Torino, per il flash-mob contro la pena di morte in Iran organizzato dai Radicali. L’evento è a sostegno di Ahmadreza Djalali, medico e ricercatore iraniano arrestato nell’aprile 2016 con l’accusa di spionaggio, crimine per il quale in Iran è prevista la pena di morte. Lo scienziato ha un legame con il Piemonte, dove per alcuni anni ha collaborato con il Centro di ricerca in medicina d’emergenza dell’Università del Piemonte Orientale. “Intendiamo denunciare – afferma Igor Boni, dei Radicali – la situazione di grave violazione dei diritti umani e delle principali garanzie procedurali e di difesa in cui si sono svolti l’arresto e la detenzione di Djalali. Chiediamo al Governo italiano di intervenire per sollecitarne la salvezza”.

L’INVITO AL GOVERNO A INTERVENIRE IN SOSTEGNO DEL RICERCATORE
All’iniziativa hanno aderito l’Associazione Italia-Iran di Torino e l’Associazione rifugiati politici iraniani in Italia, oltre ai due ex sindaci di Torino Valentino Castellani e Piero Fassino. Ha aderito inoltre il Comitato per i Diritti Umani del Consiglio regionale del Piemonte, il cui presidente Mauro Laus, che è anche presidente dell’assembla legislativa piemontese, ha presentato un ordine del giorno per impegnare la Giunta Chiamparino a farsi parte attiva sul Governo affinché l’Italia intervenga in sostegno del ricercatore.

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