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IL FESTIVAL

Fish&Chips al Massimo: «Il sesso nella terza età non è un tabù»

La regista piemontese Elisabetta Calamela presenta domani il suo film “Lust chance” che affronta il tema dell’intimità nelle case di riposo

Domenica 25 settembre alle 11,30 al cinema Massimo in via Verdi 18 per il festival del cinema erotico e del sessuale Fish&Chips verrà proiettato il documentario d’esordio della 39enne regista torinese Elisabetta Calamela, “Lust chance”, dedicato al sesso in terza età e girato in parte nella casa di riposo Carlo Alberto di Torino (biglietti 6/4 euro). Il documentario è stato sostenuto dalla Film Commission Torino Piemonte.

Un argomento ancora tabù, che il festival affronta anche con un incontro – subito dopo la proiezione – intitolato “Vecchi innamorati: intimità e sessualità oltre gli stereotipi”. «L’idea è partita proprio dal mio stupore quando un’amica medico mi ha raccontato di una sua paziente ottantenne che si lamentava del marito, non più in grado di fare sesso con lei. Perché mi ero stupita? Perché se ne parla così poco del sesso in tarda età? Ho iniziato a fare ricerche e ho deciso di raccontare gli anziani nelle case di riposo, costretti a mettersi nelle mani dell’altro per tutto, anche per la sessualità, un luogo in cui questo tabù è ancora più amplificato».

La prima parte, girata prima della pandemia, è stata realizzata in casa di riposo ma poi non è più stato possibile: un cambio di rotta che ha spinto la regista a cercare un diverso tipo di donna. «All’inizio conosciamo Rosaria e il suo compagno: loro due si danno molto da fare per trovare una soluzione alla mancanza di intimità nell’ambiente in cui vivono, cercano i loro spazi e i loro momenti di coppia. Poi ho voluto altro e ho trovato Giovanna, che vive in Lombardia e rappresenta di più l’immagine della vecchiaia che ho sempre conosciuto, cioè che ad una certa età si mette da parte l’idea del sesso…».

Se la sessualità in tarda età è un tema ancora difficile da affrontare liberamente, il problema si acuisce proprio all’interno delle case di riposo, in cui «non ci sono spazi privati, le camere sono di libero accesso ad altra gente, non ci si può chiudere a chiave: l’intimità è impossibile da trovare. Ci sono sicuramente problemi di budget per queste strutture e una mentalità da cambiare in generale. Sono posti perfetti per conoscere altre persone, ma per nulla di più».

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