fioriere
Il Borghese

Fioriere e soldati

Chi si è occupato di terrorismo in un passato anche recente non avrebbe mai immaginato che la prevenzione contro gli assassini potesse passare da pesanti fioriere o da barriere in cemento armato capaci di fermare la corsa di furgoni killer. O peggio ancora, girando per la città, che si potesse avvertire un senso di impotenza e di pericolo tali da suscitare sgomento. A Torino, come a Milano o a Roma dove adesso c’è la corsa a reperire barriere e si infittiscono i vertici sulla sicurezza per evidenziare i punti deboli, le vie pedonali, le piazze di facile accesso, le chiese o i monumenti simbolo. Tutti vogliamo difendere il nostro diritto alla libertà di passeggiare, di bere un caffè in un dehors, ma dopo l’ennesima strage, quella che ha macchiato di sangue l’agosto di Barcellona, è sufficiente avvertire il rumore di un motore che sale di giri, per avvertire un brivido. Un sentimento purtroppo sempre più diffuso, anche qui, sotto la Mole. Dunque ben vengano le barriere, e che si faccia in fretta in una città come la nostra che ha scoperto nel proprio Dna una straordinaria vocazione turistica. Le autorità promettono interventi rapidi, addirittura entro due o tre giorni. Ma non basta: occorre un piano straordinario di prevenzione che deve avvalersi dell’impiego dell’esercito con i mezzi blindati. Quegli stessi che stiamo impiegando nelle operazione di peacekeeping. A chi è contrario vorrei dire che non sono certo le divise dei nostri ragazzi a privarci di quella tiepida sensazione di libertà che ci accompagna da sempre. Anzi, la loro presenza aggiunge quella sicurezza a cui tutti abbiamo diritto.
fossati@cronacaqui.it

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