Massimiliano Allegri (Depositphotos)
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FALLIMENTO CHAMPIONS

Figuraccia Juve: i numeri della disfatta. E in estate, rivoluzione

«Uscire dalla Champions non è un fallimento». Parola di Massimiliano Allegri, al termine della debacle – la quarta in cinque partite disputate – di martedì sera a Lisbona, contro il Benfica. Eppure le parole del presidente Agnelli e quelle di John Elkann a Villar Perosa, davanti alla tomba di famiglia, erano state di tutt’altro tenore la scorsa estate: «Il 2023 è un anno importante – aveva detto il numero 1 della dirigenza bianconera – perché segnerà il 100° anno di proprietà della famiglia Agnelli. La nostra speranza è di tornare qui con uno o più trofei, qui da dove tutto è partito». «È un anno speciale – aveva aggiunto John Elkann rivolgendosi ai calciatori -, diviso in due, prima e dopo il Mondiale. Dovete subito partire forte, perché dovete dimostrare di essere la Juventus». Sempre Agnelli, poi, nella lettera agli azionisti che risale al 6 ottobre scorso, parlava delle vittorie, del piano sportivo: «È il nostro core business e sempre lo sarà – aveva scritto -. Juventus significa competere ad alto livello per la vittoria, ogni giorno e in ogni competizione. La vittoria è un traguardo cui la Juventus aspira naturalmente ed ogni sforzo di tutte le donne (Juventus Women, ndr) e gli uomini della Juventus sarà indirizzato verso la vittoria, a partire dalla stagione in corso».

Ebbene, da quella lettera, sono passati solo una ventina di giorni e già il primo grande obiettivo stagionale è stato buttato alle ortiche, anche se per Allegri «non è un fallimento». Non succedeva da nove anni che la Juve non passasse i gironi di Champions; e in particolar modo, al tecnico di Livorno, non era mai capitato prima in carriera di non passare la fase a gironi della coppa dalle grandi orecchie. Come non era mai capitato, invece, nella storia della Champions League che la Juventus subisse tre gol già nel primo tempo di una partita; questo solo per dare contezza di quella che è stata a tutti gli effetti una vera e propria disfatta, con tanto di figuraccia.

Di questo passo, per i cento anni di proprietà della famiglia Agnelli, saranno zero i trofei collezionati dalla dirigenza. E a fine anno partirà la rivoluzione, fuori e dentro il campo. A partire da Massimiliano Allegri, graziato «perché non è nostra abitudine cambiare guida tecnica in corsa», diceva Agnelli, ma che inevitabilmente pagherà dazio. Durante la sosta per il Mondiale si farà il punto della situazione. Intanto per il futuro si fanno i nomi di direttori sportivi come Giuntoli del Napoli, Berta dell’Atletico Madrid. Mentre come allenatore, il nome forte è quello di Gian Piero Gasperini, juventino di ferro che con l’Atalanta, in questi anni ha dimostrato di poter competere sia in Italia sia in Europa. Per ora ci resta Allegri e ancora tanti altri mesi di agonia, senza Champions.

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