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Salute
LA STORIA

Fegato collegato al cuore a 5 anni: trapianto da record alle Molinette [VIDEO]

La bimba rischiava la vita e si è salvata grazie alla collaborazione con il Regina Margherita

Si può chiamare «piccolo grande miracolo», usando le parole del governatore Alberto Cirio. O «regalo di Natale», come lo definisce il papà della protagonista. Di certo è un intervento da record per i medici di Regina Margherita e Molinette, che non si erano mai cimentati in nulla di simile e sono riusciti nell’impresa: hanno sottoposto una bimba di 5 anni ad un trapianto eccezionale, collegando il suo cuore direttamente al fegato del donatore.

Nata a Torino da genitori di origine cinese, la piccola Silvia si è ritrovata con una diagnosi terribile a giugno 2021: un epatoblastoma, un gravissimo tumore del fegato, tipico dell’età pediatrica. L’équipe dell’Oncoematologia pediatrica del Regina Margherita ha iniziato la chemioterapia sei mesi dopo: «Un anno di trattamenti innovativi ha permesso di far regredire le metastasi» ripercorre la direttrice, la professoressa Franca Fagioli.

A quel punto si è deciso per il trapianto di fegato, l’unico modo per salvare Silvia: la massa tumorale era troppo estesa. Ma c’era un altro grosso problema: «Il tumore aveva invaso la vena cava inferiore della bimba, completamente ostruita nel tratto tra le vene renali e l’atrio destro del cuore» fanno notare il dottor Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita, e il professor Renato Romagnoli, direttore del Centro Trapianti di fegato delle Molinette.

Come agire allora? Ne hanno discusso cardiologi, nefrologi, cardiochirurghi, anestesisti e rianimatori dei due ospedali: «Si è deciso di isolare il cuore durante il trapianto e attaccare il fegato donato direttamente all’atrio destro. Era l’unica soluzione, anche se non l’avevamo mai fatto prima». Quindi è partita la corsa contro il tempo per trovare un nuovo fegato: in casi come questo c’è meno di un mese per eseguire l’operazione. A “salvare” Silvia ci hanno pensato i genitori di un bambino morto in Germania, che hanno scelto di donarne gli organi: «Vita che dona vita – la definisce Cirio – Un pensiero a loro e gratitudine e orgoglio per i nostri eccezionali medici».

Il professor Romagnoli e il dottor Pace Napoleone hanno impiantato il fegato del bimbo tedesco, con tutta la sua vena cava sovraepatica. Ora Silvia, dopo aver rischiato di morire, è già passata dalla Rianimazione all’Area Semintensiva Chirurgica del Centro Trapianti. Fino alla Gastroenterologia pediatrica del Regina Margherita, in attesa delle ultime chemioterapie nell’Oncoematologia pediatrica: «Possiamo già raccontare una storia di bella sanità che ha portato la bimba alla guarigione – sorridono la professoressa Fagioli e il dottor Pace Napoleone – Abbiamo lavorato con ingegno e creatività, studiando un percorso personalizzato e collaborando tra tanti professionisti: in medicina è la ricetta vincente. Questo risultato è un bel regalo anche per noi».

IL SERVIZIO di Tonino Di Marco

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