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Buonanotte

Fatti i cavoli miei

Ho sempre ammirato l’abilità degli psicanalisti nel farsi pagare per ascoltare gli affari altrui. Ci fossi mai riuscito io, sarei ricchissimo. Il mondo è pieno di persone che chiedono ascolto, e spesso la loro è solo egoistica pretesa di avere un uditore gratuito delle proprie seghe mentali. Vogliono uno disponibile e paziente che sappia ascoltare senza consigliare (“so benissimo sbagliare da solo”), tacere senza giudicare, in virtù di una presunta amicizia a senso unico. Ti battezzano “amico” e non si chiedono se tu ti senta tale nei loro confronti, basta che tu ti lasci parassitare. O soldi, o favori o pazienza, in nome della stessa “amicizia” sulla quale si basa la mentalità mafiosa. È vero, c’è la solitudine, e c’è chi non la sopporta. C’è gente che frequenta “telefono amico” come un habitué frequenta il bar. In questi casi io mi offro volentieri, ma pretendo. Voglio che si scuotano, che facciano qualcosa anche loro, che si sforzino di uscir di casa a scambiare due parole con chiunque, anche lo spazzino, il giornalaio, il barista. Se no la solitudine diventa una coperta di Linus, una scusa per autoassolversi nella propria timidezza, pigrizia o depressione. Meno male che i social stanno pian piano prosciugando questa palude. Dietro la tastiera è facile nascondere i propri complessi, trovare interlocutori coi quali fingere doti non possedute. Postare immagini banali della propria vita (pietanze, panorami, gatti, frasi mielose copiaincollate) per ricevere “like” illudendosi che siano dovuti, e metterne ai gatti altrui pensando che siano attesi come premi. A va bin parèj. Ma fuori, non dimenticatelo, continua a esistere quella tremenda meraviglia che si chiama realtà.

collino@cronacaqui.it

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