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LA CERIMONIA Dodici anni dopo l’incendio nell’accaieria

I famigliari Thyssen: «Vogliamo in galera i tedeschi assassini»

I parenti delle vittime chiedono ancora giustizia: «Non hanno trascorso un solo giorno in carcere»

Quel dolore s’è rinnovato a ogni alba, per dodici anni. Quattromilatrecentottanta giorni bagnati dalle lacrime, consumati da una rabbia che non passa e si rinnova nella consapevolezza di vedere gli «assassini tedeschi» ancora in libertà.

«Per noi sarà sempre il 6 dicembre, non avremo mai un altro giorno da ricordare se non quello in cui sono morti i nostri figli». Grazia Rodinò non concede al pianto di spezzarle la voce, si fa forte e cerca di sorridere a chi le porge la mano davanti alla lapide che riporta il nome del figlio Rosario, strappato al suo amore a soli 26 anni dal fuoco feroce di una acciaieria.

«Viviamo ancora quel dolore con la certezza che non passerà mai, sperando di ottenere giustizia» sottolinea Rosetta Marzo. Suo figlio Alessandro attende a pochi passi di distanza da lei che si concluda le cerimonia istituzionale al Cimitero Monumentale. Oggi ha 34 anni e rivendica con orgoglio di avere aperto un’officina che fin dall’insegna celebra il padre Rocco.

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