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IL FATTO. La convocazione è arrivata dopo venti giorni

Io, falso “professore”. Ecco come ho violato il sistema dei vaccini

Codice sanitario e autocertificazione per ottenere un posto. Fino a un minuto prima dell’iniezione i controlli non esistono

Il sistema dei vaccini è vulnerabile e si può beffare. Noi lo abbiamo fatto, per dimostrare che qualcosa non funziona nelle prenotazioni ed è facile ottenere un posto, senza fornire troppe informazioni. Bastano il codice fiscale e una menzogna. Io sono uno di quelli che hanno aderito alla campagna fingendosi un docente sulla piattaforma della Regione Piemonte (www.ilpiemontetivaccina.it) senza averne titolo. Per il dovere del cronista, quello di verificare a che punto sarei stato fermato, quando e soprattutto se qualcuno se ne sarebbe accorto. Nessuno, nemmeno un computerE proprio mentre comincio a scrivere, conto sulle dita di una mano le ore che mi separerebbero dall’iniezione con AstraZeneca. Il mio appuntamento era fissato alle 17.25 di ieri, mercoledì, presso la Casa della Salute di via Gorizia 114. Ma nessuno, fino a un minuto prima, mi ha fermato.

Se ne sarebbero accorti, mi vien da pensare, alla consegna dei documenti. Resterà il mistero su cosa sarebbe accaduto un passo oltre, se avessi presentato un qualsiasi certificato che mi accreditasse, a vario titolo, come collaboratore di un progetto scolastico o un corso accademico.

Se in Lombardia ha fatto scalpore il “bug” informatico del sistema di prenotazioni, qui non ce n’è bisogno. Lo scorso 15 febbraio, su Internet, mi è bastato compilare un modulo in cui nemmeno inserire nome e cognome, ma soltanto numeri e lettere della tessera sanitaria, indicando il settore professionale d’appartenenza: scuola, università o formazione. Nel giro di pochi minuti sulla mia casella di posta elettronica è arrivato un messaggio con un indirizzo a cui collegarmi per confermare la mia richiesta. Appena un click e tutte le mie informazioni erano già in carico su Sirva, la piattaforma del Csi che organizza gli elenchi degli iscritti e i calendari con gli appuntamenti. La stessa piattaforma che, di lì a breve, mi avrebbe inviato un’ulteriore messaggino sullo smartphone, per poi lasciarmi nel limbo altri venti giorni.

«Lo avranno già scoperto?», «Hai controllato la mail per vedere se c’è l’appuntamento? E sul cellulare?». In quel tempo le domande che mi frullano per la testa e quelle dei colleghi in redazione sono, più o meno, le stesse. L’attesa cresce insieme alle perplessità, le cronache cominciano a dare notizia dei primi appuntamenti fissati per errore, se non sovrapposti e addirittura della polizia costretta a intervenire in uno degli ambulatori di Torino per mettere ordine in un vero e proprio assalto di anziani e non. Scatenato dall’errore di un programma costato 1,1 milioni di euro nel 2019 per organizzare la profilassi contro l’influenza stagionale. E quando le speranze cominciano a scemare, lunedì scorso, arriva l’agognata convocazione. Giovedì 10 marzo. Ventiquattro ore prima, un altro messaggino per ricordarmi l’appuntamento. Nelle stesse ore ci prepariamo a titolare la prima pagina: “Beccati i furbetti del vaccino”. L’Asl To 4 ne ha segnalati quindici, con altrettante autocertificazioni false, confermando di avere fatto controlli a posteriori. Resta, così, una sola domanda: quanti saranno tutti gli altri?

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