truffa insegnanti
Salute
IL CASO

Falsi malati per andare in pensione: indagati 12 medici e 34 “pazienti”

Truffa milionaria ai danni di Stato e Inps: i certificati di patologie inesistenti in cambio di denaro o favori

Scoliosi, cataratta, obesità. Ma anche “vertigini”, “deficit di attenzione”, “cervicalgia”. Per molti dipendenti pubblici, tra cui insegnanti, impiegati del Miur o di alcuni Comuni, bastava una diagnosi falsa per ottenere la sospensione dal lavoro (ovviamente retribuita) e un ricco prepensionamento, con buonuscite a cinque zeri.

A partecipare alla maxi truffa a danni dallo Stato, favorendo impiegati pigri o infedeli, erano dirigenti medici dei principali ospedali di Torino e provincia. Il deus ex machina, o meglio l’uomo che faceva da tramite tra i pazienti e i medici, secondo la procura, era Enrico Quaglia, medico legale già indagato in passato dai Nas.

Partendo dalle sue mosse, il pm Gianfranco Colace è riuscito a ricostruire “artifizi e raggiri” di 60 furbetti dei certificati falsi, indagando 34 pazienti – o meglio, dipendenti pubblici infedeli – e 12 medici di Città della salute, Mauriziano, Santa croce di Moncalieri, San Luigi di Orbassano, Gradenigo, Martini, San Giovanni Bosco, San Lorenzo di Carmagnola. I reati, contestati a vario titolo, sono truffa a danni dello Stato, corruzione, falso ideologico. Indagati anche alcuni parenti dei pazienti, che sono stati a lungo intercettati dalla procura, a partire dallo stesso Quaglia, “vecchia conoscenza” dei magistrati torinesi.

I medici, scrive il pm negli avvisi di garanzia e atto di conclusione indagini, «diagnosticavano e certificavano patologie inesistenti, o esistenti, ma aggravandone indebitamente la diagnosi con artifici e raggiri, consistiti nell’utilizzare e produrre false attestazioni». I dirigenti medici avrebbero percepito «indebitamente denaro o altre utilità», a partire dal compenso della visita medica, il cui epilogo era scontato. Le patologie diagnosticate – quasi inventate secondo la procura – venivano certificate ufficialmente, di modo che la Commissione medica non avesse scampo: il paziente di turno veniva dichiarato “inabile al lavoro”, e quindi sospeso, per poi finire in pensione anticipata.

I reati si sarebbero consumati dall’agosto del 2015 alla fine del 2018. Gli enti danneggiati sono lo Stato, l’Inps e il Miur.

La dinamica era semplice e sempre la stessa. Come il caso dell’insegnante, che avrebbe sofferto di «disturbo ansioso depressivo reattivo ed encefalopatia ischemica», secondo uno psichiatra di Moncalieri. Alla prima falsa diagnosi bastava aggiungere nei mesi successivi «disturbi mnesici» e magari una «encefalopatia con deficit rievocativi» per godere di una mutua prolungata, e per finire sotto il giudizio della commissione medica, che dichiarava per la docente una «inidoneità medica e inabilità permanente a qualsiasi proficuo lavoro». Il Miur, dopo avere sospeso la dipendente continuando a stipendiarla, le offriva una buonuscita da 50mila euro per il 2015 e di 35mila euro per il 2016 e pensioni di invalidità per un totale di 83mila euro. Secondo il pm, sarebbe stato Quaglia a convincere la psichiatra e altri medici a dichiarare il falso sull’insegnante. Di casi fotocopia, oltre a questo, ce ne sono almeno 33. Basta leggere le diagnosi per intuire che le presunte patologie potessero essere sospette: “obesità, patologia da reflusso, cardiopatia”, oppure “disturbo schizotipico di personalità con sovrapposto disturbo delirante”. I danni ammontano a milioni di euro.

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